«Parisi era il candidato giusto Un errore avere i big in lista»

Critica dell'ex capogruppo in Comune di Forza Italia «La partita era su Milano, certi nomi poco apprezzati»

Chiara Campo

Pietro Tatarella, ex capogruppo e secondo più votato nella lista di Forza Italia. Ha incassato la sconfitta?

«Non ci giro intorno, sono tristissimo. Abbiamo perso e dovremo fare altri cinque anni di opposizione, sarà dura ritrovare la motivazione. Ma ricarichiamoci e andiamo avanti con serietà, i milanesi ci hanno votato e non tradiremo la fiducia».

Intanto sono già partite analisi e accuse nel centrodestra. Questione numero uno: Stefano Parisi era il candidato giusto?

«Sicuramente, perché è stato un testa a testa con Beppe Sala ed era difficile pensare di arrivare a questo punto qualche mese fa, sarebbe ingiusto ora dare la colpa a Parisi. Ha fatto quello che doveva fare».

L'ex sindaco Gabriele Albertini, che guidava la lista civica, ha accusato i partiti di averla oscurata.

«Ha fatto dichiarazioni inopportune e onestamente faccio fatica a pensare che Albertini, che ha alle spalle due mandati da sindaco, è stato europarlamentare e deputato, possa essere espressione di qualcosa di civico. È un politico, e che oggi accusi la politica mi fa sorridere. Dico di più: ha fatto bene il sindaco per dieci anni ma credo che anche lui abbia fatto il suo corso, anche i voti che ha preso (1.376, ndr) sono il segno che è una parentesi di una storia ormai passata».

Pensa come altri nel centrodestra che la Lega non si sia impegnata abbastanza nella fase del ballottaggio?

«La Lega ha fatto la sua campagna. Poi quando in coalizione decidi di tenere dentro Carroccio e Ncd, che il giorno dopo le amministrative torna a governare con Renzi, probabilmente corri il rischio di disorientare una parte degli elettori. Qui la Lega si è dovuta un po' snaturare, ha dovuto cercare posizioni di equilibrio, e il risultato dimostra che una coalizione non è sempre la somma dei pesi dei singoli partiti».

Esagerato parlare di un «modello Milano»?

«Faccio fatica a pensare a un modello quando non si vince. E ripeto che il giorno dopo Ncd che faceva parte di questo modello è tornata in Consiglio dei ministri con Renzi. Scelgano cosa fare. Posso aggiungere un errore?».

Prego.

«Era la partita su Milano e le abbiamo dato una caratura nazionale troppo forte, non è stato apprezzata dai milanesi la scelta di mettere come capilista i dirigenti nazionali dei partiti».

Anche Forza Italia ha schierato Mariastella Gelmini, ed è stata la più votata del Consiglio, il partito ha preso un 20% non scontato.

«Bisogna dare atto che la Gelmini ha registrato un ottimo risultato e i primi tre più votati sono trentenni, almeno dentro Fi sta nascendo una nuova generazione e abbiamo la possibilità di ripartire da qui, ma se vogliamo crescere è arrivato il momento di dirci le cose senza peli sulla lingua. Per non alzare la voce abbiamo affossato un partito».

Ha qualche sfogo da fare, senza peli sulla lingua?

«Ho visto alle 23 e un minuto fare commenti politici sulla partita milanese a personaggi come Renato Brunetta, ho visto arrivare nelle ore dello spoglio Paolo Romani che non ho visto un giorno in campagna elettorale. Bene, è il momento di toglierci i sassolini dalle scarpe e dire a viso aperto che non mi rappresentano».

Tornerà sui banchi dell'opposizione. Parisi in campagna ha proposto un patto per rivedere il regolamento del Consiglio e ridurre i tempi dell'ostruzionismo. Non se ne parlerà più ora che siete minoranza?

«Non farlo sarebbe un segno di poca coerenza. Abbiamo fatto tante battaglie anche sfiancanti in aula ma non hanno lasciato il segno nella gente evidentemente, meglio concentrare il dibattito in poche ore, in modo costruttivo».

Ci saranno più margini di discussione con Sala che con Pisapia?

«Fatico a pensare che avremo molto da condividere, basta vedere la sua maggioranza: da Monguzzi a forse Limonta, non è la sinistra riformista che forse speravano lui e Renzi. Dovrà fare più i conti con loro che con il centrodestra».