Tra Parisi, Fi e Lega prove di opposizione (a Sala)

Parte piano la squadra del centrodestra. Barberis capogruppo Pd, Galli si dimette dal Consiglio

Chiara Campo

Stefano Parisi è ottimista. «Ho detto a tutti di guardare il bicchiere mezzo pieno, abbiamo quasi vinto, Milano è stato il miglior risultato del centrodestra in Italia. Da qui che dobbiamo ripartire». A otto giorni dal ballottaggio, il candidato sindaco del centrodestra ieri ha riunito gli eletti all'ex comitato elettorale di via Dante per organizzare l'opposizione alla giunta Sala. Presenti i presidenti dei Municipi, la capolista di Fi Mariastella Gelmini che ha ribadito di voler rimanere in aula (anche se i consiglieri hanno ricordato ai big, lei e Salvini per la Lega, che la battaglia in aula richiede una presenza quasi fissa in Consiglio), il segretario provinciale della Lega Davide Boni. La strategia parte piano. Parisi chiede l'impegno ad essere coerenti con il programma presentato, dunque (per dire) è stato un errore bloccare il piano di sviluppo degli scali Fs a Pisapia quando si professa il rilancio urbanistico della città. Ma il concetto di «costruttivo» non raccoglie grandi consensi. Idem l'idea che ogni consigliere si specializzi su singoli temi (moschea, verde, periferie) e ne diventi il portavoce. Non la chiama giunta ombra, ma il primo a tenersi le mani libere è il leghista Alessandro Morelli: «Ogni partito ha la propria sensibilità». L'ex candidato dovrebbe svolgere invece un ruolo da battitore libero e sfidare Sala su proposte di alto livello. Un modo per metterlo alle strette e contestarlo se rifiuterà il dialogo tout court. Parisi, che ieri sera ha diretto l'incontro con i supporter della campagna al teatro San Carlo, non è proposto come coordinatore in aula, ma organizzerà incontri regolari con la squadra. Che vuole stanare ancora Sala sui conti e post Expo. Da Fi alla Lega, sono partiti commenti anche accesi sul modello Milano post voto. «Ci sta - dice -. Ora dobbaimo solo scaldare lo spogliatoio».

E dopo la formazione della giunta Sala si ri-compone l'aula anche a sinistra. Il direttore del Museo della Scienza Fiorenzo Galli si dimette dal Consiglio: Era stato eletto con la lista civica di Beppe Sala «Noi, Milano», puntava ad un assessorato (ruolo compatibile con quello museale) ma non è arrivato e ha deciso di non restare in aula. Farà parte del Comitato di nomi noti che affiancheranno Sala fuori dalla giunta (da Emma Bonino a Linus a Gherardo Colombo). Al suo posto entrerà in aula Emmanuel Conte, classe 1979, bocconiano impiegato presso Banca Imi, figlio di Carmelo, l'ex ministro socialista campano. Sarà il renziano Filippo Barberis invece il capogruppo del Pd in consiglio, è stato eletto ieri durante una riunione del gruppo. Barberis ha 33 anni ed è sposato. Durante la giunta Pisapia è stato già presidente della Commissione lavoro e sviluppo economico e capogruppo del centrosinistra nella Città Metropolitana.

Con la nomina di Filippo Del Corno in giunta, si aggiudica un banco in aula come primo dei non eletti della lista SinistarXMIlano Paolo Limonta, coordinatore dei comitati «arancioni, braccio destro di Pisapia. Era portavoce di Rete Scuola nel 2006 quando accolse l'allora ministro dell'Iistruzione Mariastella Gelmini con il megafono, mise in scena un'accesa protesta contro la riforma della scuola. «Considerata la disposizione dei posti nell'aula di Palazzo Marino, ho realizzato solo in questo momento - ha scritto ieri su Facebook - che potrei essere posizionato esattamente di fronte alla Gelmini. Sono pronto...». Minaccia corredata da immagine con megafono e t-shirt con lo slogan «I love scuola pubblica».