«Parisi non sarà il leader e Lupi dica con chi sta»

Il segretario provinciale di Fi analizza i risultati «Patto forte con la Lega. Primarie per il premier»

Chiara Campo

Luca Squeri, coordinatore provinciale di Forza Italia. Il centrodestra ha perso la sfida per Palazzo Marino. Si può parlare comunque di un «modello Milano»?

«Mi sembra una semplificazione, soprattutto fatico a prendere a modello un'esperienza dove abbiamo perso».

Avete perso, ma con uno scarto inaspettato fino a qualche mese fa non crede?

«Abbiamo costruito una coalizione allargata, che ha avuto un buon risultato, ma alcuni dicono che sia stata anche la causa della sconfitta. Pensare ad un modello Milano quando all'interno c'era chi sta tutt'oggi appoggiando il governo Renzi mi sembra davvero contraddittorio. Creare un modello vuol dire allargare il perimetro della coalizione a sostegno di un obiettivo univoco. Maurizio Lupi e gli altri centristi si chiariscano le idee. Al momento Lupi a Roma è un mio avversario. Se non esce da questa ambiguità, Milano rischia di rimanere un caso isolato».

Gabriele Albertini che guidava la lista civica sostiene che poteva essere un traino ma è stata oscurata dai partiti. Ha ragione?

«Già parlare di Albertini capolista civico è curioso, è un politico. E in una competizione elettorale tutti i partiti, seppure coalizzati, cercano di portare acqua al proprio mulino, e tutti insieme a quello principale. Anch'io onestamente pensavo che la lista civica potesse dare un risultato migliore, evidentemente Stefano Parisi è passato come un candidato di Forza Italia e questo spiega anche il bel risultato della lista azzurra, oltre il 20% dei voti».

Parisi può essere un futuro leader nazionale del centrodestra?

«L'ho sentito dire fino a pochi giorni prima del voto che non era sua intenzione se avesse vinto, a maggior ragione credo che non possa pensarlo dopo che ha perso. Stefano è stato un buon candidato e ha realizzato un risultato comunque positivo. Ma altra cosa è candidarsi ad essere un leader, soprattutto se si parte da una sconfitta elettorale».

Il rapporto con la Lega rimane solido?

«La Lega è un alleato strutturale della coalizione di centrodestra, come Fi e Fdi, lo dicevo in tempi meno tesi e lo ripeto adesso. Ora dobbiamo concentrarci subito sulla condivisione del progetto da presentare agli italiani perchè tra massimo un anno e mezzo si tornerà al voto. Parallelamente o subito dopo, dobbiamo capire chi sarà il candidato premier, e penso che le primarie siano lo strumento migliore: Matteo Salvini e chi aspira al ruolo potranno confrontarsi sul terreno dei voti».

Giorni fa l'ex capogruppo Fi Pietro Tatarella ha sostenuto che mettere i big come capilista a Milano può aver penalizzato il voto, si prlava di cambiamento ma girava la foto di Parisi accanto a Salvini, Gelmini, Lupi, La Russa. Condivide l'analisi?

«Forse s', anche se il giorno dopo le elezioni è facile fare commenti. Faccio i complimenti a Tatarella che ha fatto una grandissima campagna prendendo oltre 5mila voti e l'esercito dei candidati azzurri in Comune e nei Municipi che hanno consentito alla capolista Gelmini di avere così tante preferenze (11mila, ndr.) e fare bella figura, Ma posso aggiungere una critica, sempre con il senno del poi?»

Prego.

«Abbiamo tarato male l'impiego delle poche risorse a disposizione, abbiamo invesstito su cartelloni 6x6 per alcuni candidati al consiglio comunale al primo turno e poi più nulla per il ballottaggio, spariti tranne che con le interviste sui giornali. Ha inciso molto sul rusg finale, Beppe Sala negli ultimi giorni è stato più dirompente».