«Parisi riavviò il Comune fermo da Mani Pulite»

L'ex vicesindaco: «I funzionari per paura non firmavano più, lui ha ridato fiducia»

Chiara CampoRiccardo De Corato, consigliere di Fdi e vicesindaco dal 1997 al 2011. Ha conosciuto gli sfidanti alle Comunali come city manager, Stefano Parisi della giunta Albertini e Giuseppe Sala in quella della Moratti. Cosa ricorda di loro?«Con Parisi abbiamo lanciato ad esempio lo storico patto per Milano che anticipò di 15 anni la flessibilità nel mercato del lavoro, un'operazione a cui collaborò anche l'ex giuslavorista Marco Biagi. Ed è diventato dg nel '97, ha sbloccato una macchina che era completamente paralizzata dagli anni di Tangentopoli, assessori e dirigenti erano impauriti, nessuno si fidava più a firmare una carta per paura di finire sotto processo. Con lui abbiamo avviato la cablatura di Milano, il nuovo piano di illuminazione, la privatizzazione di Aem, delle Farmacie Milanesi, della Centrale del Latte».Il ruolo di city manager e sindaco però non sono la stessa cosa.«Conosce benissimo e sa come gestire la macchina, ripeto che ha saputo ridare fiducia ai funzionari in anni complicati, e con noi ha avuto un ruolo politico».E Sala, il candidato del Pd non avrebbe le stesse qualità?«Intanto, è stato direttore generale solo per un anno e mezzo e credo che il Pd non avesse messo in conto il confronto con un city manager che ha fatto davvero grandi cose rispetto a lui».Già, ma dopo è diventato l'uomo Expo.«Ma sfatiamo i falsi miti, Expo è stato conquistato da Letizia Moratti, anche il tema dell'alimentazione, ragione per cui molti Paesi hanno votato Milano, è stata una sua intuizione. Mi ricordo bene quando l'allora capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino, oggi assessore di Pisapia, veniva in aula a chiederci dov'era il sindaco mentre si rompeva un semaforo o c'era una buca in strada. Ci provocava, sapeva benissimo che era in missione all'estero per conquistare Expo. Ma la sinistra non ne aveva capito le potenzialità, e oggi candidano sindaco Sala come uomo immagine di Expo, un paradosso. Come sui grattacieli di Porta Nuova, nati sotto le nostre giunte: oggi tutti fan ma abbiamo dovuto combattere contro chi, a partire dal Pd Carlo Monguzzi, parlava di cementificazione selvaggia». Senta, ma sarà una campagna basata sugli amarcord?«Chiariremo che Pisapia si è preso meriti non suoi. Che segno ha lasciato la giunta arancione? Non è riuscito neanche a riaprire il teatro Lirico, noi abbiamo restaurato la Scala, costruito il primo grande teatro in periferia, gli Arcimboldi, e tre depuratori. E voglamo parlare di Area C? Hanno trovato già le telecamere piazzate dalla Moratti per Ecopass, una misura ambientalista, pagavano solo le auto più inquinanti. Loro hanno solo stampato i nuovi ticket e deciso di tassare tutti. E neanche sono riusciti ad allargarla come avevano promesso. Ma il tema forte sarà un altro».Quale?«La sicurezza, con Pisapia non c'è stato un assessore alla sicurezza ma alla coesione sociale». La dica tutta, pensa che abbiano sbagliato anche il candidato? «Pisapia è diventato sindaco grazie ai voti di No Expo, centri sociali e iper-ambientalisti. La sinistra radicale e gente come Monguzzi avranno grosse difficoltà a votare Sala, non ha quel marchio di fabbrica. E presto ci sarà anche un alto nome di sinistra, anti-Sala. Hanno fatto male i calcoli e Pisapia è stato un pessimo stratega, poteva lavorare molto prima a un accordo tra la sua vice Francesca Balzani e Majorino». É posibile invece un accordo tra Corrado Passera e Parisi prima del voto?«I suoi temi sono anche i nostri, ma noi una coalizione forte e compatta, non credo gli convenga fare questa battaglia solitaria».