Parla il killer di Saronno: «Gridava, così l'ho colpita»

Ha aggiunto dettagli, chiarito passaggi, aggiustato particolari, ma Alex Maggio sostanzialmente ha confermato ieri al gip quanto dichiarato al pubblico ministero la sera dell'arresto. Non era entrato per fare una rapina ma è stato come preso da un raptus e quando è uscito dal negozio, Maria Angela Granomelli era ancora viva e rantolava. Poi la partenza per le vacanze in Puglia e la vendita in diversi «compro oro» trovati per la strada di quel pugno di monili rubati al «Dono di Tiffany». Sfumature certo utili all'avvocato per chiedere qualche sconto, dietro l'angolo infatti, vista la sua condotta «disorganizzata» potrebbe esserci una perizia psichiatrica per stabilire una sua eventuale «ridotta capacità di intendere e volere».
Alex Maggio del resto non è mai stato tanto «giusto», nonostante le tante possibilità offertagli dalla vita, dall'arruolamento nei carabinieri a vent'anni, fino al posto di cameriere in un ristorante lo scorso inverno. Le ha però mancate tutte, venendo allontanato dall'Arma perché «non idoneo» e licenziato dal titolare del locale. Perso un lavoro dopo l'altro, si era ritrovato a vivere quasi alle spalle della donna che lo ospitava a Bollate da tre anni. Con lei programma una vacanza in Puglia, è originario di Lecce, e il 3 agosto va a Garbagnate e ritirare un'auto a noleggio. La vettura non è pronta, lui prende il treno a va a Saronno a fare due passi. Si ferma davanti alla gioielleria «Dono di Tiffany» in pieno centro, ed entra per vedere un anellino da regalare alla ragazza.
Ieri al giudice per le indagini preliminari che l'ha interrogato alla presenza del difensore Carlo Alberto Cova, Maggio, 32 anni, ha giurato di non aver avuto nessuna intenzione di aggredire Maria Angela Granomelli, 62 anni. È stata una sorta di raptus che l'ha prende dopo mezz'ora che è dentro. «Lei si è chinata per prendere qualcosa da sotto il banco, io ho visto quel pesante portagioie e solo allora ho pensato di derubarla». Pensa di tramortirla con un colpo solo, invece la donna non perde i sensi, anzi inizia a gridare. «Per farla stare zitta l'ho colpita ancora. Ma quelle grida sembravano non finire mai e allora ho continuato a calci e pugni fino a quando la sua voce è diventata un rantolo». Un rantolo che l'ha accompagnato mentre raccatta qualche oggettino per poi filarsela dal retro. «Quando sono uscito era ancora viva, la sentivo lamentarsi».
Maggio recupera l'auto a noleggio a Garbagnate e il giorno dopo con la fidanzata si reca in Puglia, per strada vende il bottino in due «compro oro» in Lombardia e Puglia. Tre settimane in un casolare senza televisione. «Non ho mai saputo di averla uccisa, anche se volevo ugualmente costituirmi per la rapina» ha ripetuto anche ieri al gip. Ora spetterà ai carabinieri controllare il suo racconto, verificare se qualcuno l'ha aiutato e se chi ha acquistato la refurtiva ha rispettato la legge. Altre persone potrebbero infatti rispondere di favoreggiamento o ricettazione.