Un Partito municipale Così i Pisapia-boys vogliono fermare il Pd

L'assessore più vicino al sindaco, D'Alfonso, lancia la «cosa» arancione Si punta sul delfino interno. I Dem: «Non strumentalizzate il corteo»

I fischi al sindaco dei 35mila spettatori riuniti a San Siro lunedì scorso? «Ci saranno state le curve di ultrà, non hanno mai simpatizzato per noi». La lettura dell'assessore al Commercio Franco D'Alfonso potrebbe avere una qualche fondatezza se si fosse trattato di un match di Campionato. Ma Giuliano Pisapia è stato fortemente contestato dal pubblico al calcio d'inizio della partita benefica per Expo «Zanetti and friends», un evento che ha attirato principalmente le famiglie con bambini. Uno spaccato dell'elettorato generale, se vogliamo metterla così. Preferisce invece l'assessore tornare a focalizzarsi solo sul corteo dei 20mila scesi in piazza domenica scorsa per reagire alle devastazioni dei black bloc. Era un'iniziativa lanciata dal Pd ma il sindaco è stato abile a intestarsela. D'Alfonso, tra i fondatori del movimento arancione che nel 2011 portò l'ex avvocato a Palazzo Marino, ora sfrutta questa mobilitazione per sostenere che la società civile in vista delle prossime comunali deve fare un salto di qualità. Da lì può partire, ha scritto ieri sul settimanale on line Arcipelagomilano.it, il «partito municipale di Milano», un «partito della città». Non esiste ancora, sono le sue parole, «coincidenza tra “forma“ e “sostanza“ di partito. Pisapia ha supplito fino a ieri a questa carenza, annullando di fatto le distanze e le difficoltà di rapporti tra le diverse formazioni e movimenti» del centrosinistra. Ma «con l'annunciata rinuncia al secondo mandato ci chiama a superare lo iato esistente tra forma e sostanza. Il partito municipale, civico r riformista, deve imparare a camminare da solo».

Potrebbe sembrare solo un delirio personale, visti i sondaggi di qualche settimana fa sull'appeal di sindaco e assessori, e la marcia in centro non basta a risollevarli. L'«ideologo arancione» continua a insistere che il «delfino» deve uscire dalla giunta, pensando forse al vicesindaco Ada Lucia De Cesaris o agli assessori Chiara Bisconti, Cristina Tajani, Pierfrancesco Majorino più che a sé stesso. Ma il Pd qualche domanda starà iniziando a porsela. D'Alfonso li ha abituati alle sparate in questi anni (dal gelato vietato dopo mezzanotte alle quote rosa al Famedio all'idea di cambiare il nome alla Galleria Vittorio Emanuele). Ma anche Pisapia in un'intervista ieri al Sole24Ore ha confermato che intende avere un ruolo non diretto ma di primo piano alle prossime comunali. «Sono sempre stato favorevole alle primarie - ha detto -. Darò il mio contributo in campagna elettorale perché Milano continui l'esperienza di questi anni. Penso ancora che la formula vincente sia quella che unisce la cittadinanza attiva, l'associazionismo, il mondo delle professioni alle forze politiche, che hanno un ruolo importante ma non possono e non devono essere esclusive». Proverò, dice «a dare il mio contributo perché il centrosinistra torni unito. Spero in un “ponte” che faccia dialogare le diverse anime». E quel ponte potrebbe assomigliare al «partito municipale», con un altro nome e un altro simbolo, ma un movimento civico che potrebbe esprimere un candidato alle primarie e dare filo da torcere ai renziani, vista anche l'abilità della giunta a rubare idee e meriti. D'Alfonso ieri ha ribadito che il corteo, lanciata per primo dal Pd, «non è stato cavalcato dalla giunta, l'avevamo pensato subito così». Ma i Dem i sono infuriati. L'assessore Carmela Rozza avverte il collega: «Nessuno strumentalizzi la manifestazione civica di domenica». E sulla pagina web «Nessuno tocchi Milano», «un'iea del Pd senza alcun fine politico» come è precisato nelle sezione informazioni sfuggita forse a D'Alfonso, in serata un messaggio avvisa che presto arriveranno altri appuntamenti, e rimarca la «dimensione civica». A buon intenditor.