Pass falsi e hacker, stretta sulla sicurezza

Ogni metro quadrato di Expo è sorvegliato: gli ingressi, i vialetti secondari, il percorso della navetta, ogni varco o possibile accesso. I militari e le forze dell'ordine sono ovunque. E difatti, dopo il ladruncolo che la settimana scorsa stava scavalcando la rete di recinzione con la borsa piena di refurtiva, l'altra notte la polizia ha fermato tre romeni sorpresi viceversa mentre entravano per andare a lavore nel padiglione cinese. Ma c'è una «rete» più facile da violare, quella vrtuale. Lo sanno bene gli hacker di Anonymous che domenica notte per la seconda volta hanno violato il sito dell'Esposizione.

Dunque due reti a confronto. Quella reale sembra tenere bene. La sera del 3 maggio alle 21 infatti la polizia ha preso al volto un inglese di 24 anni mentre la scavalcava con un computer, cinque cellulari e alcuni portafogli rubati negli uffici della Cir Food. L'altra sera altro tentativo di «violare la rete» frustrato. Gli agenti del commissariato Rho Pero hanno bloccato a uno dei varchi un camion e una vettura con cinque persone: due italiani di 43 e 46 anni, e tre romeni di 35, 37 e 47 anni. I tre stranieri in particolare erano privi di documenti ma con tre passi intestati ad altre persone. Alla fine gli agenti hanno svelato l'arcano: gli stranieri erano stati assoldati dai due italiani per eseguire delle consegne e dei lavori nel padiglione della Cina. Tutti sono finiti in Commissariato. I romeni venivano fotosegnalati per accertare le loro esatte generalità e quindi indagati per sostituzione di persone mentre a carico dei due italiani è stata avviata la procedura per le sanzioni ammnistrative. A tutti è stato vietato l'accesso a Expo e i pass sono stati ritirati e annullati. Sono poi iniziati gli accertamenti per verificare altre situazioni simili.

Se la rete di recinzione si è rivelata invalicabile, ben diversa la consistenza di quella «virtuale». Domenica sera i «soliti ignoti» sono riusciti a manomettere la piattaforma che la società Best Union ha messo a punto per la gestione della vendita online dei biglietti. I dispositivi di sicurezza sono stati superati come un giochetto da ragazzi. Ma gli hacker non avevano intenzione di alterare dati o altro. Semplicemente hanno voluto dimostrare di poter entrare nei sistemi blindati di Expo. A dimostrarlo, la pubblicazione via Twitter di una delle pagine «hackerate». Un elenco di nomi e cognomi di cittadini privati che avevano comprato biglietti on line. Una lista lunghissima e corredata di indirizzi, mail, sesso e città di provenienza. Giusto per mostrare un trofeo e sventolare la loro abilità. Quello dell'altra notte è il secondo attacco informatico, il primo alla vigilia dell'inaugurazione, il 30 aprile. Anche in quell'occasione il blitz era stato subito rivendicato su Twitter dalla cellula italiana di Anonymous: «Tango Down! Presale tickets offline!». Nel giro di pochi minuti, però, il sito era stato ripristinato. Al di là delle guerriglie on line, la vendita dei biglietti sta andando bene: in base agli ultimi dati si è superata quota 11,3 milioni.