Passa il finto bio-testamento ma in 16 vogliono l'eutanasia

La sinistra dei «diritti civili», in cima alla montagna delle sue ambizioni, partorisce l'ennesimo «topolino» burocratico e ideologico; anche in tema di «fine vita» e - alla larga - di «eutanasia». Con 24 voti a favore, 4 contrari e un'astensione, il Consiglio comunale di Milano ieri ha approvato la delibera sul (finto) testamento biologico. Il Comune istituirà un registro che conserverà non le ultime volontà dei cittadini, ma solo la «notizia» che quei cittadini hanno depositato altrove (un notaio ma non solo) le loro dichiarazioni anticipate di volontà (istruzioni a familiari e medici in materia di trattamenti sanitari da adottare in caso di malattia, ma anche su cremazione e donazione degli organi). Un compromesso al ribasso. Una delibera «innocua» come hanno spiegato i cattolici del Pd, vale a dire inutile. Due ordini di motivi hanno indotto a volare così basso. Innanzitutto un paletto istituzionale: il Comune non ha alcuna competenza in proposito. I tentativi di «mettere il becco» in una materia di esclusiva competenza del legislatore sono «esorbitanti», tanto che i Comuni rischiano di commettere un illecito contabile se in questo campo investono dei denari pubblici. Questo lo hanno certificato i ministeri del Welfare e della Salute con una circolare. Seconda questione: la segreteria generale del Comune ha posto un paletto amministrativo: il registro delle volontà sul fine vita non era praticabile in assenza di un'autorizzazione del Garante della privacy. Di fronte a questi limiti, Palazzo Marino ha fatto buon viso a cattivo gioco, introducendo un altro mostriciattolo burocratico che - come e più del registro delle coppie di fatto - serve a piazzare una bandierina ideologica, forse ad accontentare qualche elettore progressista, ma che non cambia nulla nella vita dei cittadini. Hanno votato a favore il sindaco e la sua maggioranza (più un leghista dissidente, Igor Iezzi). Radicali e zapateriani della sinistra fingono soddisfazione, rivendicando il «segnale» mandato al Parlamento, da cui si aspettano una legge sull'eutanasia (che non ci sarà). «Milano sta facendo un passo avanti - dicono i laici del Pd - Si mostra laboratorio di diritti civili rispetto all'inerzia del legislatore che fatica a stare al passo rispetto a quello che sta avvenendo nella nostra società». Di «laboratorio» parla anche l'assessore Pierfrancesco Maiorino, annunciando che il Comune sarà «onorato» di ricevere le registrazioni dei cittadini. Il «segnale» è completato da quei consiglieri (sono sedici) che hanno sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia, promossa dai Radicali e dalla associazione «Luca Coscioni».
I cattolici del Pd dormono fra quattro guanciali: la misura è irrilevante. Hanno votato contro Riccardo De Corato («tanto rumore per nulla», «un inganno fin dal nome» ha detto l'ex vicesindaco, oggi di Fratelli d'Italia) ma anche Mariolina Moioli di «Milano al centro» e la Lega. «No ad un atto inutile e costoso» ha detto l'ex assessore al Sociale, parlando di una «operazione di pura vetrina ideologica». Tutto il Pdl e Manfredi Palmeri del Terzo polo non hanno partecipato al voto in segno di marcata contrarietà («un nulla di fatto» ha detto Matteo Forte del Pdl). La Lega ha provocatoriamente proposto un «registro delle vanità». Sul piano politico il voto di ieri registra una sola cosa: la sinistra milanese si dibatte fra velleità e ideologia. Si pone obiettivi ultra-libertari ma poi non ha la forza di perseguirli. Una maggioranza per una «rivoluzione» sui diritti civili non esiste neanche nel Comune più «radicale» d'Italia.