Passerella di sinistra e vip e i residenti li contestano: «Vergogna, eravamo soli»

Doveva essere una manifestazione per ripulire i muri, è diventata una marcia elettorale per il Pd

«Non vorrei rompere le scatole, ma Giuliano ripensaci». Claudio Bisio ricorda all'amico Pisapia il palco elettorale del 2011 in piazza del Duomo, il giorno della vittoria alle Comunali. «Ti ricordi, c'era un doppio arcobaleno». Dopo di lui è Massimo Cirri, voce storica di Caterpillar, a salire sul palchetto allestito (questa volta) in Darsena e a ripetere l'appello: «Giuliano ripensaci». Un altro volto noto di quella serata di 4 anni fa, Roberto Vecchioni, prende il microfono vicino al sindaco ma almeno lui si trattiene e rimane sul pezzo. Già, la manifestazione «Nessuno tocchi Milano» organizzata ieri da giunta e Pd per rispondere alle devastazioni dei black bloc il primo maggio nelle vie del centro è diventata uno spot elettorale. Ventimila sono scesi in piazza, pensando di contribuire con rulli e vernice alla pulizia dei muri (così era stato annunciato), ma l'iniziativa si è trasformata in un corteo da piazzale Cadorna a piazza XXIV Maggio. Per due volte Pisapia - prima col megafono, modello anni '70, poi col microfono - sale sul palco per ringraziare i milanesi che «hanno reagito con orgoglio ai soprusi e alle violenze, questa mattina - dice - mi ha telefonato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per dirvi che siete un esempio per il Paese». Non indossa guanti e tuta bianca ma si è limitato lungo il percorso ripetuto al contrario del corteo violento a stringere le mani ai ragazzi che invece sì, da via De Amicis a Molino delle Armi a via Scaldasole, cancellano slogan e insulti dai muri. Non solo applausi. All'incrocio tra via Carducci e corso Magenta arrivano le contestazioni: «Vergogna - grida un uomo dal balcone - ci hai lasciato da soli, e sono stati i tuoi amici dei centri sociali». É la bocca della verità ma viene zittito dal popolo di sinistra che circonda il sindaco: «Vieni già a dirlo se hai coraggio». E giù insulti. Ma ha colto nel segno.

Mentre il sindaco ammette che «da un mese» la gente gli «chiede di ripensarci» e ricandidarsi ed è «una domanda da un milione di dollari» - non dice no è forse hanno un sussulto gli esponenti del Pd, da Emauele Fiano a Piefrancesco Majorino a Ivan Scalfarotto arrivati in piazza (anche) per fargli le scarpe - non sbaglia il centrodestra, a distanza a denunciare l'ipocrisia di sindaco e compagni che costruiscono sui black bloc uno spot elettorale. Persino l'ex capogruppo di Sel Mirko Mazzali ha ammesso he gli autori delle violenze non sono infiltrati, ma conosciuti al mondo antagonista e ai movimenti per la casa. Gli stessi a cui dal giorno uno a Palazzo Marino la giunta ha lanciato un messaggio choc: occupare non è reato. Salvo tentare di infilare dei se e dei ma dopo le polemiche. La giunta negli anni ha tollerato le occupazioni e scempi dei centri sociali, se non ha addirittura regalato spazi. «Ora Pisapia salta sul carro dell'indignazione dei cittadini» lo smaschera Mariastella Gelmini (Fi). É «imbarazzante» scrive il consigliere Matteo Forte «la presenza del suo braccio destro Paolo Limonta che aveva persino scritto al questore per implorarlo di non sgomberare il Lambretta». Al corteo sfilano anche l'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, il presidente del centro islamico di viale Jenner Abdel Hamid Shaari, il presidente Ncd del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo che «come esponente del centrodestra - dice - ho voluto partecipare proprio per evitare che diventasse una manifestazione di una sola parte, sarebbe sbagliato». Ma Pisapia si guarda bene dall'invitare anche il rappresentante della Regione sul palco.