Il passo avanti di Maroni e l'accordo per salvare Expo

È il giorno dei messaggi di pace fra sindaco e governatore. Una pace ostentata e forse concertata, dopo la plateale rottura delle ore precedenti, consumata sul terreno polemico delle reazioni ai clamorosi arresti che hanno coinvolto, fra l'altro, il direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, gettando un'ombra su alcune importanti opere previste o in via di realizzazione.
Giuliano Pisapia e Roberto Maroni si affrettano a garantire che non c'è una guerra fra i più importanti palazzi del potere politico a Milano. «Escludo che ci sia stato un litigio con Maroni»: interrogato sulle tensioni di venerdì, il sindaco prova così a rassicurare tutti, alla fine di un incontro pubblico. E Roberto Maroni gli fa eco, a pochi minuti di distanza: «Con Pisapia, il governo e l'amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala siamo uniti nella volontà di concludere tutte le opere previste, in tempo utile perché l'esposizione universale sia un successo».
È palese il tentativo di Comune e Regione di mettere pubblicamente da parte i dissidi, mostrando unità di intenti, davanti al supremo interesse di Expo. Il governatore fa un passo in più, spiegando che non di lite si è trattato ma di una «divergenza di opinioni». E assicura che si tratta solo di «criticità, ad esempio sulle vie d'acqua». «Abbiamo opinioni diverse - ammette Maroni - il Comune ritiene che non si possano fare quelle di competenza loro perché c'è la protesta di un gruppo di persone che non le vuole. Io ho chiesto una nuova convocazione del cda Expo per valutare le nuove proposte che verranno dal comune. Su questo c'è differenza di opinione, sul resto siamo uniti».
Il commissario di Expo Giuseppe Sala in effetti ha fatto appello al senso di responsabilità di tutti. E ha raccolto (insieme a una rinnovata fiducia del sindaco) il sostegno del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e del ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina. Ma anche la coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini ha auspicato che la vicenda giudiziaria «non abbia un impatto sull'evento». L'effetto che una vicenda del genere può dispiegare sul piano politico è molto esteso e il governatore, dopo aver annunciato che il nuovo direttore dei lavori della piastra di Expo sarà in cantiere già da domani, ha voluto anche mostrare grande tranquillità: «Sono rattristato per Rognoni che ho conosciuto in questo anni - ha commentato ieri Maroni, rispondendo così a chi l'ha chiamato politicamente in causa - ho ritenuto fosse la persona giusta per rimanere li se ho sbagliato mi assumo la responsabilità politica». D'altra parte prima di fare il governatore si è guadagnato la fama di ottimo ministro dell'Interno, in prima fila contro il malaffare. E quindi oggi ha le carte in regola per garantire sulla legalità. Nessuna «riserva mentale» dunque, la sua riflessione. «Più di applicare la legge - ha sottolineato - non so cosa fare».