«Il patto di legalità non dà l’immunità ai rom»

La Moioli: «Le relazioni con Bucarest non spettano ai Comuni, quello di Veltroni è solo uno spot elettorale. Il Viminale intervenga per fissare un numero chiuso alle presenze»

Attorno a lei la tempesta. Mantiene la calma Mariolina Moioli, assessore comunale alle Politiche sociali. Regge più forte il timone della situazione rom, nelle ore della «rottura» tra Comune e Provincia alla (vana) ricerca di strategie condivise. Si dice «tranquilla», «sicura» di non perdere la bussola. «In questa storia ho messo la faccia e l’impegno, se la scommessa andrà persa pagherò le conseguenze».

Sotto i suoi occhi si è consumato il naufragio della commissione tra le istituzioni sull’emergenza nomadi. Come l’ha presa?

«Alla politica spesso piace litigare, preferisco cose concrete. Proprio l’altra sera sono stata al consiglio di Zona 8, ad aggiornare i cittadini sul fronte Triboniano, a raccontare coi fatti ciò che stiamo facendo. Oggi quel posto non è più la polveriera di sei mesi fa».

Tutto merito del Patto di legalità?

«Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Fare un Patto coi capofamiglia rom è come dire a loro: “Finalmente per le istituzioni esistete. Vi aiutiamo finché possiamo, ma chi sgarra viene allontanato. Andate a chiedere ai residenti del lago dei Tigli. Molti di loro mi ringraziano per com’è cambiata la realtà in così breve tempo».

Allontanare, questo il problema. Ci siete riusciti finora?

«Prima di tutto i nomadi devono capire che firmare l’accordo non equivale all’immunità. Semmai è il contrario. E poi campo “autorizzato” non significa “legalizzato”. Quindi mai abbassare la guardia e, nel momento in cui ci si trova difronte a trasgressioni provate, massimo rigore nel revocare i permessi. Il decreto 30 e la nuova Direttiva Ue sul diritto di soggiorno degli stranieri comunitari vengono in nostro soccorso. Assieme al prefetto faremo in modo di applicarli alla lettera».

Espulsioni, allora. Qualcuno (a sinistra) indica più praticabile la strada dei rientri volontari...

«Non illudiamoci, quanti rom irregolari sarebbero disposti a tornare in patria con un semplice invito? Molte volte anche perché sono loro stessi vittime di violenze e sfruttamento. Nei centri d’assistenza del Comune abbiamo alcune ragazze incinte e ragazzini costretti a rubare che non osano tornare nei campi da cui provengono per paura di ritorsioni, figuriamoci dai loro parenti-aguzzini».

È il caso di programmare una trasferta a Bucarest per chiedere un piano di «arrivi controllati»?

«Le relazioni con Romania e Bulgaria non competono ai Comuni. La Moratti non fa spot elettorali come Veltroni. Piuttosto deve essere il governo nazionale a prendere finalmente provvedimenti. È già pronta una lettera per Palazzo Chigi».

Quali?

«Innanzitutto non cedere al ricatto di Bucarest: “Le vostre imprese da noi, in cambio prendetevi il popolo rom emarginato”. Secondo, trasformare in legge lo strumento del Patto di legalità studiato dal Comune di Milano. Fissare un numero chiuso alle presenze che l’area metropolitana possa davvero assorbire e integrare. Infine predisporre risorse straordinarie per far fronte all’emergenza: in commissione si è fatto il paragone con lo stato di emergenza riconosciuto a Lampedusa per gli sbarchi dei clandestini. Qui sta succedendo qualcosa di molto simile»

E le divisioni sulle misure da adottare non scoraggiano certo l’invasione.

«Il consiglio comunale, votando la mozione bipartisan sugli insediamenti abusivi, ha compiuto un gesto di grande equilibrio politico. La Provincia invece parla ancora di status di minoranza per i nomadi. Una cosa che solo a scriverla rischia di far riversare per le nostre strade 100mila disperati»