Patto sugli scali ferroviari Farini stile Central Park (e un'oasi naturalistica)

Ok bipartisan in Comune sulle aree dismesse C'è il via libera con 150 milioni alla «circle line»

Habemus accordo. C'è voluta un'ora e mezza per limare il testo e il centrodestra su riserva di fare altre correzioni in aula con gli emendamenti, ma maggioranza e opposizione hanno firmato un patto bipartisan per riqualificare sette ex scali ferroviarie - un milione 250mila metri quadrati di superficie degradata - che entro pochi anni potranno diventare quartieri all'avanguardia. Uno su tutti: lo scalo Farini che (ora è scritto) offrirà ai milanesi un nuovo parco in centro, forse più grande del Sempione. L'ex sindaco del centrodestra Stefano Parisi aveva annunciato in campagna che su quell'area avrebbe voluto un polmone verde modello Central Park, e lui e i capigruppo di Fi, Lega e Milano Popolare sono riusciti a strappare l'impegno al Pd. Nei mesi della sfida elettorale, il centrodestra aveva lanciato anche l'idea di un «Parco orbitale», un percorso che colleghi tutte le aree verdi metropolitane attorno alla città. E il risultato si avrà aumentando il verde fruibile nei progetti di riqualificazione per gli ex scali Fs: Greco-Breda, Lambrate, Romana, Rogoredo, Porta Genova e San Cristoforo, oltre a Farini. E si è trattato fino all'ultimo, ma nel testo definitivo c'è l'impegno a «realizzare il progetto della circle line ferroviaria, con la garanzia di tempi e risorse adeguati, con l'obiettivo di assicurare un collegamento con frequenze urbane tra punti di interesse (come i poli universitari) e la creazione di nuove stazioni di interscambio con passante e metrò». Costo: 150 milioni. Sul no alla circle line il centrodestra aveva fatto mancare l'ancora a Pisapia, silurato in aula da sinistra e da un pezzo del Pd.

La storia del recupero degli ex scali parte nel 2007, con l'Accordo di programma messo a punto dall'allora sindaco Letizia Moratti con Fs e Regione. Un piano validato dall'ex Giunta Pisapia, ma affossato in aula da fuoco amico. Il sindaco Giuseppe Sala a luglio ha espresso la volontà di riaprire presto un tavolo con Fs e arrivare all'approvazione di un nuovo accordo entro l'estate 2017. Visto il precedente, impossibile fare a meno dell'opposizione. E dopo un percorso di sopralluoghi e commissioni ieri l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran ha «raccolto» alla riunione dei capigruppo una proposta di delibera consiliare bipartisan che sarà votata in aula forse già giovedì prossimo e gli darà gli indirizzi da portare al tavolo con le Ferrovie. Soddisfatti Gianluca Comazzi (Fi) e Matteo Forte (Milano Popolare), che si riservano però «ulteriori miglioramenti in aula» (qualche malumore in Fi per la scarsa condivisione col gruppo), il Pd Filippo Barberis, persino il più scettico Basilio Rizzo (Milano in Comune) che ha avito garanzie per un rafforzamento dell'housing sociale (e favoriti universitari, giovani coppie, famiglie monoreddito). Assenti i 5 Stelle. I futuri quartieri avranno residenze con un mix sociale, servizi e funzioni commerciali. Prevista un'oasi naturalistica a San Cristoforo (giorni fa il Comune ha lanciato il progetto delle «rotaie verdi» con Wwf e Cariplo), una pista ciclabile sul sedime della linea dismessa Chiaravalle, gli edifici dovranno tendere al consumo quasi zero di Co2.

Commenti

Gibulca

Sab, 22/10/2016 - 10:59

Ma San Cristoforo è una stazione funzionante. Dove faranno il verde? E i treni dove li vogliamo mettere? No...solo per curiosità... Idem pe ril percorso da San Cristoforo allo scalo di Porta Romana.