Paura di perdere Ecco la sinistra «senza qualità»

di Giannino della FrattinaContrordine compagni. Prima le fughe in avanti, poi il caos della ritirata. I profughi (o meglio gli aspiranti profughi) da accogliere nel campo base Expo? Archiviati. Gli stessi profughi nel mercato comunale di viale Umbria? Altrettanto archiviati. Il piano del Comune per le moschee che tanto piace alla giunta Pisapia e contro cui si batte il governatore Maroni? Resta sulla carta. «Ci penserà il prossimo sindaco», si arrende uno dei suoi o più agguerriti sostenitori come l'assessore Pierfrancesco Majorino. Lo sconfitto alle primarie che, essendo diventato il capolista del Pd, ora deve fare i conti con gli elettori. O, forse è meglio dire, con la realtà.Perché non c'è dubbio che dietro a tutte queste marce indietro della sinistra ci sia una campagna elettorale entrata nel vivo. E quindi la paura di perdere voti. Solo per questo la difesa di immigrati, profughi, islamici e rom viene immediatamente nascosta. I profughi non votano e i milanesi evidentemente non la pensano così. Ci penserà il prossimo sindaco, dice Majorino. E, intanto, la sinistra che fa? Di cosa parla? Di altro. Comprensibile allora la rabbia di chi, come Basilio Rizzo o qualcun altro come lui, nei valori della sinistra crede davvero. E non è disposto ad abdicare nemmeno in campagna elettorale. Anche a costo di perder voti.Nella sinistra ai tempi di Renzi, invece, vincere è (molto) più importante che partecipare. E allora ai principi si può anche rinunciare. E magari rinnegare un bando per le moschee per cui si è combattuto fino a ieri.E allora un dubbio viene. Ma se a sinistra hanno così paura di proporre agli elettori battaglie e programmi in cui si è detto di credere, non è che proprio quelle battaglie e quei progetti siano lontani da chi vota? E magari dalla realtà? Non è che la sinistra dei salotti perda consensi perché vive su Marte e non nelle strade di Milano? Magari in quelle di periferia. Tanto da esser costretta rendersi un po' più potabile diventando una sinistra «senza qualità». Irriconoscibile perfino dai suoi elettori. Figuriamoci dagli altri.