Paura a sinistra: Sala-Majorino ticket nervoso

Incontro fra l'uomo di Renzi e l'ex rivale che adesso attaccano a testa bassa

Alberto Giannoni«Ribrezzo», «fastidio», «disagio». Addio fair play. All'incontro con Beppe Sala e Pierfrancesco Majorino, il vocabolario del giorno trasmette ansia. E (involontariamente) paura dell'avversario: Stefano Parisi proprio ieri ha presentato ufficialmente la sua corsa, in un clima di ottimismo e fiducia, e ora il Pd - che sognava una vittoria sul velluto giocata sull'asse Sala-Renzi - sembra essersi risvegliata (male). Con l'incubo di una sconfitta che sarebbe devastante.Ieri lo scopo dell'iniziativa organizzata dall'assessore al Sociale e ospitata dalla Feltrinelli di piazza Piemonte, doveva essere evidentemente, tutt'altro che ansiogeno: far conoscere il candidato sindaco renziano ai militanti della sinistra Pd. Sancire un idillio fra gli ex avversari delle primarie, garantire una passerella ai tanti sostenitori di Majorino e al contempo coprire il fianco sinistro della coalizione, minacciato dalla «cosa» che si profila fra comunisti, socialisti, radicali e laici.Davanti a un nutrito gruppo di sostenitori - in prevalenza «majoriniani» - e prima ancora di lasciar spazio ai testimonial, i due protagonisti della serata hanno dato il tono dell'incontro. La sinistra si è messa l'elmetto. E ora attacca a testa bassa. Nel mirino proprio Parisi, con i suoi sostenitori. Diventano «quelli là» nell'intervento di Majorino, che per la verità ha sempre riservato un pizzico di livore politico per gli avversari, soprattutto leghisti. «Vederli oggi insieme mi ha fatto ribrezzo» ha rincarato l'assessore. E il candidato sindaco ha deciso di intonare una musica simile: «C'è manager e manager» ha detto, parlando del suo avversario. «Siamo sulla terra e sulla luna» ha garantito. Si è fatto i complimenti da solo («Ho dimostrato di essere bravino») ha garantito che Expo chiude in attivo, ha definito «uno schiaffo in faccia a Milano» l'eventuale commissione d'inchiesta. Poi è sceso su un terreno che di per sé è pieno di insidie, ma per lui è scivoloso fino al comico: l'appello anti-destra. A sinistra non ha portato mai troppa fortuna l'evocazione «frontista» del pericolo destra. Il problema poi è che il centrodestra che oggi dipinge come un pericolo, Sala lo ha conosciuto molto da vicino, quando ha rivestito l'incarico di direttore generale del Comune con il sindaco Letizia Moratti, già ministro di un governo moderato. Già nel primo faccia a faccia, proprio contro Majorino, Sala aveva tentato questa carta, con esiti quasi surreali. Allora Majorino gli aveva «rinfacciato» il suo passato da «city manager», ben sapendo che era argomento a dir poco sgradito. Ieri l'assessore ha pensato bene di glissare. Ma il candidato sindaco Pd ha insistito, auspicando che «a vedere quelle imbarazzanti foto con figure di 15 anni» i milanesi «provino senso di disagio». Poi ha concluso prendendo tempo sul duello: «Io non scappo dai confronti, però mancano tre mesi: se cominciamo adesso...». La sfida è sempre più aperta.