Dalla pausa pranzo alle telefonate Ecco il conto dei partiti in Regione

Perché probabilmente, soprattutto in tempi di (giusta) caccia al politico, la cosa più sbagliata è sparare nel mucchio. E, allora, forse è meglio ad andare a guardar tra le cifre, per scoprire qualcuno che non è poi così Savonarola come vorrebbe far credere. E che i Batman non stanno solo in Ciociaria.
Perché, per esempio, in Lombardia il consigliere Filippo Penati scaricato dal Pd nel Gruppo misto dopo le indagini sulle tangenti a Sesto san Giovanni, pesa sulla comunità per 293mila euro. Lui da solo. Ogni anno. Esattamente il triplo di un consigliere del Pdl che ne costa 103mila. Molto meno dei due consiglieri regionali di Sel a quota 236mila (a testa) e dell'unica rappresentante dei Pensionati a 325mila. Per ogni consigliere del Pd ci vogliono 118mila euro all'anno, per un leghista 120mila, per uno dell'Udc 190mila. E per un seguace di Antonio Di Pietro? Sempre 190mila euro, che moltiplicati per tre fanno 571mila.
La politica costa, dicono i politici in coro, e non possiamo permettere che a farla siano soltanto i ricchi. La solita risposta prestampata quando, e in Italia è così raro che si faccia, alla casta viene chiesto di rendere conto delle spese. Non tanto (o non solo) di quelle indispensabili, ma soprattutto di quelle che giacciono in quella zona d'ombra che troppo spesso va sotto il nome di «spese di funzionamento» o magari di «rappresentanza» e dove sovente si nascondono piatti di ostriche, spaghetti al tartufo o bottiglie di champagne di annate pregiate.
Ecco perché, mai come in questo caso, serve la calcolatrice. Ricordando che la spesa totale dei partiti in consiglio regionale per il solo 2012 supera gli 11 milioni di euro (11.373.700 per l'esattezza) e che negli ultimi quattro anni il costo ha sforato i 70 milioni. Per evitare facili obiezioni, come il fatto che in Lombardia a differenza delle altre regioni i dipendenti dei singoli gruppi consiliari siano a loro carico e non del consiglio, basterà sottrarre ai 3 milioni di euro destinati al Pdl, ai 2,5 assegnati sia a Pd che alla Lega, ai 571mila dell'Udc, ai 571mila dell'Idv, i 471mila di Sel e i 293mila di Penati, le voci «spese per il personale» e (anche se qui ci sarebbe da discutere) quelle per la «comunicazione». Si scoprirà così che il bottino rimane comunque sostanzioso.
Perché a rimanere sono le spese per pranzi e trasporti, giornali e telefonate, convegni e iniziative elettorali. Attività importanti, per carità. Se non fosse che solo in questa colonna la somma per il Pdl fa 494mila euro e per il Pd 431mila. Che, rimettendo mano alla calcolatrice e dividendo per i 29 consiglieri azzurri e i 21 bersaniani, significano rispettivamente 17mila e 20mila a testa. All'anno. Una bella cifra, ma sempre meno dei 25.641 euro che ci costano le spessucce di Penati e i 24mila a testa per i due rappresentanti di Sel. Difficile spacchettare le cifre perché al momento, a parte l'Udc che ha già messo tutto il bilancio nel sito internet, gli altri partiti dicono di essere al lavoro. Sembra che il Pdl abbia speso 69mila euro per pranzi e trasporti (ovviamente solo per i viaggi di rappresentanza, perché per i normali spostamenti i consiglieri hanno già un'apposita e abbondante voce nella busta paga), mente quasi 20mila sono gli euro finiti in telefonate. Oltre 22mila sono, invece, gli euro spesi dall'Udc sempre per pranzi e trasporti: il che significa che essendo loro in tre, fanno oltre 7mila euro a testa. Più parchi quelli di Sel che essendo in due mangiano e viaggiano per 3.500 euro. A testa.