Pavia, Cattaneo va al ballottaggio

Il sindaco uscente conquista il 10% in più della sua coalizione ma l’effetto Renzi lo porta al secondo turno

nostro inviato a Pavia

«Se arriva Renzi, noi abbiamo Alessandro» dicono i collaboratori del sindaco più amato d'Italia. I sentimenti testati dal sondaggio del Sole 24Ore non sono stati sufficienti a salvare Cattaneo dal ballottaggio. E così, anche se il trentaquattrenne ingegnere da 110 e lode con la sua lista civica ha conquistato oltre dieci punti in più della coalizione, si è fermato a qualche passo dalla vittoria. Adesso lo spauracchio si chiama Matteo Renzi. Il premier ha promesso di planare su Pavia, se lo sfidante, Massimo Depaoli, fosse riuscito a non farsi eliminare subito. E si prepara la sfida tra Renzi e colui che in tanti chiamano ancora il Renzi di destra, il primo cittadino Alessandro Cattaneo. Formattatore con la testa sulle spalle, pronto a fare un passo indietro per l'unità del partito, a chiedere riforme senza personalismi. E senza sfascismi. Qualità che gli riconoscono a destra come a sinistra e non a caso il voto per lui è trasversale. Capita, è capitato, che chi ha votato Pd alle Europee, abbia scritto Cattaneo alle comunali. «Se viene Renzi me la vedo io», dice con una sicurezza che non cede allo spocchia. Piace perché è tranquillo, ma non le manda a dire: «Se la città vuole scommettere sull'innovazione, sa che deve scegliere me. Seguire Renzi qui, ora, vuol dire fare la restaurazione e rimandare al governo gli stessi che abbiamo mandato a casa nel 2009». Parole da amministratore che non vuole buttarla in politica, dalla quale gli arrivano per lo più grattacapi. Lo accusano di antiche amicizie diventate scomode, di preferire la tessitura paziente alla rottamazione. Diceva Gianni Brera, indimenticato narratore di queste terre, che "Milano è il popoloso sobborgo industriale di Pavia". E un certo senso di sonnacchiosa superiorità si respira, in queste vie di ciottoli del Ticino, tra palazzi e chiese che raccontano una capitale orgogliosa. A regnare è una borghesia di professionisti, avvocati, notai, dentisti. Pochi imprenditori e una tradizione di sinistra che arriva dallo sbarco dei Mille: Pavia ha dato molti garibaldini e partigiani, numerosi massoni e una retorica che affonda fino ai tempi delle Botteghe Oscure. «Qui anche la cultura cattolica è prevalentemente di sinistra: beatificano Berlinguer e demonizzano Andreotti» dice Gianni Mussini, insieme alla moglie attivo nel volontariato bianco. «Pensi che in passato Rifondazione comunista ha presentato un esposto al Tar contro la casa d'accoglienza per ragazze madri che volevamo costruire. Per fortuna alla fine ce l'abbiamo fatta, però il clima è così». Racconta questo e altro da Vigoni, lo storico locale in stile liberty in cui si ritrovano in molti a bere il caffè e a chiacchierare, incluso il sindaco e il suo sfidante. «Si sente aria di cambiamento. Ma ormai le barriere ideologiche sono crollate: i pavesi possono votare Pd alle Europee e Cattaneo come sindaco. Vedremo che cosa accadrà al ballottaggio» dice Pietro Grechi, direttore di questo locale che è un po' un'istituzione cittadina. Non è facile, nemmeno per il sindaco che cinque anni fa aveva rotto schemi consolidati. A lui adesso il centrodestra, qui unito come ai vecchi tempi, chiede il miracolo di fermare Renzi che avanza. «Paghiamo anche la Lega bassa, i due fuorusciti del centrodestra che ci hanno portato via voti. Torneranno al ballottaggio? In parte sì. Io farò un appello a tutti, soprattutto agli elettori di Grillo. Sono elezioni amministrative, non politiche, questo deve essere chiaro» dice Cattaneo, che aspetta i primi risultati definitivi nel suo ufficio in Comune. «Oggi si festeggia la Madonna di Caravaggio e ieri sono andato a messa nella sua chiesa» racconta il sindaco. Lo sostengono Forza Italia, partito di cui è dirigente di fascia «A», la Lega, Ncd e Fratelli d'Italia. È lui che ha parlato di centrodestra all'inglese. Poi si è commosso quando è andato in udienza da papa Francesco: «Ci ha detto che il sindaco deve fare come i parroci e stare tra la gente».