La paziente muore per rifarsi gli occhi nella clinica dei vip

Il coma e il decesso dopo un intervento estetico alle palpebre Aperta un'inchiesta per omicidio colposo e disposta l'autopsia

Dopo vent'anni di lavoro indefesso una donna avrà pure il diritto di sottoporsi a un intervento estetico con il denaro guadagnato. Lo avrà pensato anche Rosa Angela Lavorgna, 46 anni, infermiera all'ospedale Maggiore di Lodi, moglie e madre di un ragazzo di 15 anni, morta nei giorni scorsi dopo uno choc anafilattico seguito a un'operazione estetica alle palpebre. La signora sapeva bene che uno sguardo stanco e triste invecchia l'intero viso e che occhi vivaci e giovani danno un'espressione dinamica a tutta la persona. E allora, perché non farlo? Perché non eliminare con un taglietto alle palpebre superiori quel po' di pelle in più che l'età fa sporgere sugli occhi? Si chiama blefaroplastica ed è un intervento in anestesia locale che non dura più di mezz'ora. Così, messa da parte la somma necessaria, la signora Angela ha fissato la visita al Centro Medico Montenapoleone, una struttura privata d'eccellenza con sede nel cuore di Milano e proprio a due passi dal quadrilatero della moda, in corso Matteotti. Quindi, la scorsa settimana, ha deciso per l'operazione, convinta che le cose o si fanno bene o non si fanno.

Qualcosa però non ha funzionato, a volte purtroppo succede. E stavolta le conseguenze sono state letali. Dopo l'intervento la donna, che pare fosse poliallergica, è finita in coma. Trasferita d'urgenza all'ospedale Fatebenefratelli le sue condizioni sono apparse subito gravissime e martedì, vista la totale assenza di attività cerebrale, i medici hanno avviato le procedure per la dichiarazione di morte, decretata martedì sera. Per stabilire se il decesso dell'infermiera sia legato a eventuali allergie il cadavere dovrà essere sottoposto all'esame autoptico. Intanto però sulla vicenda la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo, per il momento a carico di ignoti.

Nel 2004 fece scalpore il caso della milanese Chiara Pozzi Giacosa che, a 62 anni, si era sottoposta a un intervento di blefaroplastica alla clinica «Madonnina» ed era rimasta cieca. L'intervento risale al marzo di quell'anno. La signora voleva ottenere una semplice correzione delle palpebre, ma pochi giorni dopo l'intervento venne colta da gravi sintomi degenerati in una infezione gravissima caratterizzata dal 15 per cento di mortalità. La Pozzi Giacosa sporse denuncia e dopo cinque anni di processo il chirurgo plastico che l'aveva operata e una sua collega gastroenterologa vennero condannati dalla Procura di Milano a un anno di carcere per lesioni colpose gravissime e a risarcire la Pozzi Giacosa con 300 mila euro più una provvisionale ai suoi familiari. Il chirurgo, infatti, all'insorgere dei sintomi di quella che poi si sarebbe rivelata un'infezione molto seria, aveva indirizzato la paziente a una collega specializzata in gastroenterologia che secondo la magistratura formulò la diagnosi «interpretando come reazione allergica quello che era in realtà un grave fatto infiammatorio e conseguentemente le somministrò una terapia cortisonica, in assenza di terapia antibiotica, che provocò un aggravamento dei fenomeni infiammatori». Chiara Pozzi Giacosa alla fine, infatti, si salvò, ma rimase irrimediabilmente cieca.