Pd, assalto ai vertici: anche a Milano tira aria di scissione

Mirabelli e Rozza: «Via il segretario Cornelli». Lui replica: «Niente bavagli, tutto da rifondare»

«Questo clima è stato creato da Bersani, continuando a dire: mai con il Pdl». La diagnosi di Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in consiglio regionale, colpisce la profonda malattia che macera il partito democratico milanese, travolto dalle divisioni, dalle contrapposizioni tra circoli e organismi di partito, tra renziani e giovani turchi e chi più ne ha più ne metta. E in questo scenario il segretario provinciale, il giovane e scalpitante Roberto Cornelli, ha assunto il ruolo di capo dei “rivoltosi”.

Si parla di «rifondare il Pd». E continua a circolare una parola che ha fatto la storia del Pd, e prima ancora del Pci. La parola scissione, naturalmente a sinistra. Lo spettro è evocato senza paura da molti esponenti del Pd, da Roberto Cornelli a Pierfrancesco Majorino fino al segretario regionale, Maurizio Martina, anche solo per augurarsi che non accada mai, che il malessere della base e dei circoli non si trasformi in rigetto e poi in addio.

Il sintomo più evidente della malattia sono le richieste di dimissioni arrivate a Alessandro Cornelli da gente pesante come il senatore milanese Franco Mirabelli, capofila dei bersaninani, e l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Carmela Rozza. Cornelli, è l'accusa generale, è alla guida di un gruppo di «duri e puri», ha portato avanti una linea personale, o almeno di corrente, sostenendo la candidatura di Stefano Rodotà.

Il malumore si è diffuso prima per la candidatura di Franco Marini al Colle, poi per quella che in molti definiscono «l'imboscata» all'ex premier, Romano Prodi. E anche se nessuno alza direttamente lo sguardo contro il presidente della Repubblica, la linea delle larghe intese rilanciata con forza dal Quirinale non va giù a molti, nel Pd milanese che ha da sempre un'anima piuttosto forte che guarda a sinistra.

Cornelli non ha preso bene la richiesta di lasciare l'incarico. E in una nota definisce la richiesta di dimissioni «un atto irresponsabile, perché in questo modo stanno drammatizzando la situazione con il rischio di spaccare il Pd e creare un effetto a catena anche nei circoli e in altre provincie, oltre che in Lombardia. Cornelli attacca direttamente Mirabelli e Rozza: «Ma si rendono conto di ciò che sta accadendo nel nostro elettorato e nei circoli? A differenza loro, il mio impegno di questi giorni è stato quello di evitare scissioni ed essere elemento di garanzia non tra le correnti del Pd, ma nella tenuta del progetto democratico con circoli, iscritti e elettori». E per chiarire ancora meglio da che parte sta: «Dobbiamo rifondare il Pd e non mettere il bavaglio a iscritti ed elettori delusi».

I temi nazionali si saldano con il malcontento milanese. I circoli che hanno sostenuto Stefano Boeri non hanno ancora digerito la cacciata dell'assessore dalla giunta di Giuliano Pisapia, avvenuta senza che il partito lo abbia difeso e che ha diviso gli esponenti del Pd.

Discussioni che accendono la tensione. Il renziano Alessandro Alfieri chiede «un congresso entro l'estate». Invita alla moderazione: «Non esageriamo. Si parli ma nei luoghi giusti e non sui giornali. Un congresso franco prima possibile è la migliore soluzione per mettere a confronto posizioni anche legittimamente diverse». Con l'occhio rivolto alla stagione congressuale, aperta dalle dimissioni di Bersani, si capiscono meglio anche molti mal di pancia. Oggi la segreteria regionale e la direzione provinciale del Pd.