Il Pd è bloccato dalla paura Se perde Milano fa «default»

I candidati hanno fretta ma i colonnelli congelano tutto e aspettano L'aria è cambiata e un nome debole segnerebbe la fine dell'era Renzi

Un'altra giornata nervosa dentro il Pd. L'ennesima. La sinistra interna è tornata ad attaccare e spingere sull'acceleratore delle primarie. Il segretario milanese, Pietro Bussolati, ha dovuto entrare nuovamente in campo. Pesantemente. Per smentire ipotesi fantasiose di alleanze neo centriste. Ma anche per scoraggiare le fughe in avanti degli autocandidati compagni di partito. Facendo riferimento a una prospettiva finale finora mai adombrata (con questa chiarezza) a sinistra: la sconfitta. Il punto oggi è proprio questo. L'agitato chiacchiericcio che anima il partito verte tutto sulla scelta del candidato sindaco. Come selezionarlo? Quando e con chi? Le domande restano sospese ma se una risposta univoca ancora manca non è certo un caso. L'incertezza che alimenta incertezza è il risultato di una condizione politica del tutto nuova in cui il dibatte l'area renziana: l'aria è cambiata. Certo, non sono più gli anni del Pds (poi Ds) minoritario e marginale, rassegnato alla sconfitta. Ma non è più neanche il 2014 dei trionfi. Sembra passato un secolo dalle elezioni europee che hanno segnato percentuali stratosferiche per il Pd tutto targato Matteo Renzi. Il voto choc in Liguria, la sconfitta di Venezia, gli scivoloni nelle roccheforti dell'hinterland. Sono tutti indizi chiari per i vertici «Dem»: la partita è aperta, anzi in salita. E un errore potrebbe compromettere non solo e non tanto la presa di Palazzo Marino del 2011, quanto la stessa traiettoria politica dell'ex rottamatore (oggi premier).

Bussolati lo ha detto apertamente: ci sono due modi per perdere le elezioni a Milano: «Uno è fare un accordo con Ncd, l'altro è candidare un politico che non vincerà mai». Il primo corno del problema si riferisce a un retroscena su un presunto scambio con Ncd: voi sostenete con una lista «popolare» il nostro candidato, noi ospitiamo i vostri big alle Politiche. Uno scenario piuttosto lontano dall'orizzonte renziano. E, anche se l'assessore Pierfrancesco Majorino si è scagliato contro questo spauracchio (l'intesa con quello che resta un partito alleato a Roma) il possibile accordo è stato comunque smentito anche dai locali Ncd: «Nessuno vuole fare accordi con voi - ha risposto il vice coordinatore Federico Illuzzi - anche perché è impossibile stare con chi ha sostenuto il peggior sindaco della storia di Milano».

Ma è il secondo punto citato da Bussolati il cuore della questione: «Candidare un politico che non vincerà mai». Il segretario assicura che non si riferisce a nessuno, che la sua era una constatazione banale. Ma la lettura che va per la maggiore è questa: i nomi in campo non convincono, sono buoni per vincere le primarie e perdere le comunali. Per questo si aspetta (rispettosamente) il commissario Expo Giuseppe Sala. O un altro cavaliere bianco (meglio se non rosso). Intanto meglio congelare tutto. Sbagliare ora potrebbe essere un errore irreparabile. Meglio aspettare. Tempi migliori.