Il Pd fa la voce grossa Patto per un anno e primarie dopo Expo

Il primo partito convoca gli alleati nella sua sede «Ancora insieme? Non ce l'ha ordinato il dottore» Il sindaco coi fedelissimi: «Non farò io il garante»

Il day after l'annuncio della non-ricandidatura da parte del sindaco Giuliano Pisapia inizia con una riunione d'emergenza della coalizione alle 9 del mattino, nella sede del Pd di via Pergolesi. Neanche il luogo scelto per firmare la tregua prima che si scateni la guerra delle primarie è in territorio neutro. Dirige i lavori il segretario metropolitano Pd Pietro Bussolati, renziano doc. All'uscita garantisce, appunto, che il futuro candidato sarà scelto con le primarie subito dopo Expo, probabilmente a novembre. Ma è, si intuisce, una tregua armata. «Abbiamo rinnovato un patto di lealtà e di coesione, soprattutto per quest'anno, e almeno a parole ho visto una maggioranza coesa». Soprattutto per quest'anno, puntualizza. Alla riunione partecipano capigruppo e segretari dei partiti che governano a Palazzo Marino. Assenti i radicali, e già tra i Democratici c'è chi dà per scontato il divorzio non solo con il partito di Pannella ma anche con i socialisti e l'ex Idv. E benchè Bussolati, a parole, garantisca che il baricentro non si sposterà al centro («l'alleanza nazionale con Ncd non si tradurrà a livello locale») strizza l'occhio ai delusi del centrodestra e manda un avvertimento alla sinistra radicale che da mesi si dissocia dai provvedimenti della giunta, dalla M4 alla delibera del Leoncavallo. «Manca ancora più di un anno alle elezioni, per rispetto della scelta di Pisapia dobbiamo lavorare per portare a termine i progetti in cantiere» ma «non solo i prossimi 14 mesi, ma questi 5 anni sono un test, valuteremo sulla base della lealtà. Non ce lo ordina il dottore di restare uniti, su alcune cose non c'è convergenza, su altre sensibilità diverse. Noi abbiamo in testa un partito democratico all'americana, che parla a tutti i cittadini milanesi: braccia aperte a chi ci sta e non fa emergere scelte identitarie». E aggiunge: «Per le liste civiche vedremo, posso escludere alleanze con partiti del centrodestra» ma «ci sono tante persone, deluse e frustrate, che possono valutare il progetto di un Pd dei milanesi». Per iniziare a lavorare sul progetto del 2016, a maggio si terrà una Leopolda milanese, al The Mall a Porta Nuova o all'ex Ansaldo. Bussolati non vede all'orizzonte una scissione da Sel, «a Milano si è dimostrato una forza progressista».

Sì alle primerie, no a «caminetti» civici o politici ha ribadito il Pd. Ma le armi contro la sinistra radicale - e viceversa - sono puntate. Il segretario del Prc Matteo Prencipe sostiene che «se c'è un percorso sui contenuti si può anche arrivare a un candidato condiviso. Non ci impicchiamo all'idea delle primarie». Il sindaco rifiuta invece la proposta di essere a capo di un comitato di saggi che sia garante delle primarie del centrosinistra: «É evidente che chi vuole continuare fino a fine mandato ad essere il sindaco di tutti i milanesi non può coprire quel ruolo». Dopo la conferenza stampa di domenica, ieri Pisapia ha informato anche i consiglieri in aula. «Spero che la mia decisione, presa sabato notte, servirà a evitare che ogni mia scelta riguardo all'amministrazione della città sia vissuta come dettata da calcoli elettorali» ha detto. Al suo fianco ci sono solo il vicesindaco Lucia De Cesaris e gli assessori Majorino e Francesca Balzani. Un'immagine che «descrive bene la situazione - sottolinea il capogruppo di Forza Italia, Pietro Tatarella -: sono rimasti in pochi a sostenere quello che nel 2011 è stato venduto come un progetto rivoluzionario. Le tasse sono aumentate in maniera spropositata, avete dichiarato guerra alle auto e non avete prodotto un modello di sicurezza. La città a due mesi da Expo si trova con un sindaco dimissionario e con un capo dei vigili in ferie forzate. Nei prossimi 14 mesi chi terrà insieme la squadra quando si discuteranno il Bilancio o altri provvedimenti di peso?». Liberi tutti.