Il Pd rischia di perdere la «roccaforte rossa»

La sindaca Chittò verso lo scontro con Di Stefano (Fi). E uno su due non ha votato

Chiara Campo

E adesso il centrodestra potrebbe tentare la mission impossible. La sindaca uscente del Pd Monica Chittò non è riuscita a vincere al primo colpo Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia governata da giunte di sinistra fin dal dopoguerra, e sembra che dovrà vedersela con il Roberto Di Stefano. A 30 sezioni scrutinate Chittò era leggermente avant (3.572 schede), seguita da Di Stefano (2.900) seguito a sorpresa da Gianpaolo Caponi (2.738), sostenuto da alfaniani e da Stefano Parisi. Solo quarto il Movimento 5 Stelle, con Antonio Foderaro. La Chittò partiva in fortissimo vantaggio, avendo compattato intorno a sè una coalizione che comprendeva anche Rifondazione e la Sinistra italiana (e neutralizzato il fuoco amico del sestese Filippo Penati che giusto a inizio maggio ha ripreso la tessera del partito Democratico). Ma ha un vantaggio risicato anche nel suo seggio in via dei Martiri. E tra due settimane il fronte degli anti-renziani potrebbe compattarsi e regalare sorprese nelle urne. Di Stefano, candidato di Fi, Lega e Fdi, marito della consigliera azzurra in Comune Silvia Sardone, ha focalizzato la campagna soprattutto sui temi della sicurezza, dell'immigrazione e del rischio islamico, e a quanto pare ha convinto i sestesi preoccupati dalla costruzione di una grande moschea («finanziata dagli emiri del Qatar» l'affondo negli ultimi giorni di match). L'ultimo affondo contro la gestione Chittò ancora ieri, sugli ascensori rotti nelle scuole sede di seggio («ecco l'attenzione data ad anziani e disabili» ha scritto Di Stefano su Facebook). E al secondo turno potrebbe recuperare l'appoggio e i voti del centrista Gianpaolo Caponi. Non convince Foderaro, che sperava di arrivare al ballottaggio e magari tentare lo scippo del fortino rosso come è accaduto a Chiara Appendino a Torino. Scelto con un centinaio di schede alle primarie M5S (che in questo caso ha contato schede vere e non i clic), l'ingegnere 45enne Foderaro in campagna ha cavalcato i temi cari ai grillini, come l'introduzione del reddito di autonomia, ma non è bastato. Scarsa l'affluenza: si è fermata al 50,8%. Uno su 2 non ha votato.