Il Pdl mette i paletti alla Lega «Giù le mani dalla Lombardia»

Ufficialmente è una grande alleanza tra le regioni del Nord varata dal Pdl per dar più vigore alla questione settentrionale. Ma è anche la necessità di mettere dei paletti a una Lega che spaccato il centrodestra, ora alza i toni ed è partita all'attacco con un'opa ostile per prendersi tutto l'elettorato. Di qui gli attacchi al governatore Roberto Formigoni, poi sempre smentiti da chi gli lavora accanto. Il vecchio giochetto del Carroccio di lotta e di governo che rischia di tracimare con l'avvicinarsi delle elezioni. Ecco perché ieri il coordinatore regionale Mario Mantovani con il coordinatore nazionale Ignazio La Russa hanno chiamato a raccolta i colonnelli di Lombardia, Veneto e Piemonte (in arrivo anche il Friuli Venezia Giulia) per fondare il Tavolo del Nord, ma soprattutto per rendere anche plasticamente l'idea di un partito schierato compatto in difesa di Formigoni. E il programma non è poi così oscuro, se il motto dell'operazione viene reso bene dalla concretezza dei rappresentanti del Piemonte. Simul stabunt vel simul cadent, la minaccia per nulla velata della delegazione guidata da Enzo Ghigo. Come a dire che gli assalti al Pirellone saranno ricambiati con egual moneta a Venezia e Torino dove a governare sono i leghisti Luca Zaia e Roberto Cota. «Non esiste - spiegano i piemontesi che come modello alla Padania assicurano di preferire la Svizzera - che ogni giorno il governo della Lombardia sia messo in discussione. Le indagini della magistratura sulla Regione saranno anche doverose, ma i cittadini vogliono giudicare sui fatti». Messaggio chiaro agli ex alleati leghisti.
Chiaro che ormai tutti hanno capito che è al Nord che si giocheranno le prossime partite elettorali. Perché è lì che la crisi picchia più forte, come ha spiegato ieri Formigoni alla prima riunione del Tavolo a cui hanno partecipato anche Daniela Santanché e Paolo Romani. «Un'iniziativa stabile per avanzare proposte forti al governo - ha detto il governatore -. Perché al Nord si pagano le tasse e qui le aziende falliscono, stiamo pagando il prezzo della crisi in maniera sproporzionata rispetto al resto del Paese». E anche rispetto al governo. «Perché - attacca il presidente del Pdl alla Regione Veneto Dario Bond - mentre alla Lombardia con la spending review sono stati chiesti 294 milioni di tagli e al Veneto 198, ai ministeri ne taglieranno solo 124».
Tra le prime questioni comuni da affrontare, aggiunge Mantovani, c'è «il nostro no ai tagli lineari messi in campo dal governo Monti». Perché «una riduzione del 20 per cento dei dipendenti pubblici si può fare nelle regioni dove si è sprecato, non al Nord dove il numero è già a misura per garantire i servizi». E poi «sì ai costi standard», perché una siringa costi uguale a Milano e a Reggio Calabria e grande attenzione al federalismo. Temi cari anche a Mariastella Gelmini. «Questo tavolo - spiega la responsabile del dipartimento Autonomie - serve per dar nuova forza alla proposta liberale e riformista del Pdl». Perché «con la Lega abbiamo un rapporto di collaborazione, ma noi abbiamo una proposta più avanzata sia sul piano del risanamento della spesa pubblica sia per il rilancio delle riforme». A partire da una spending review collegata al federalismo fiscale, perché i tagli non colpiscano allo stesso modo virtuosi e non virtuosi. E poi Iva per cassa pagata alla riscossione della fattura nel decreto Sviluppo e i voucer per innovazione e ricerca. Perché, conclude la Gelmini, «il governo Monti va sostenuto, ma solo se si farà davvero interprete della questione settentrionale».