Pedenovi, il sangue dell'avvocato mite

Il consigliere del Msi ucciso 40 anni fa da Prima linea mentre andava alla prima commemorazione di Sergio

Alberto Giannoni

Si preannuncia un venerdì difficile e toccherà alle istituzioni disinnescare le tensioni. Milano ha appena superato un 25 aprile di ordinarie contestazioni e il 29 aprile è un'altra data ad alto tasso di ideologia. La destra, milanese e non solo, ricorda infatti due vittime della violenza politica, Sergio Ramelli e soprattutto Enrico Pedenovi, e la sinistra antagonista, l'area della militanza antifascista, si oppone in tutti i modi alle celebrazioni politiche. Ramelli aveva 18 anni, studiava alle superiori e fu preso di mira per un suo generico, acerbo orientamento ideale, emerso a scuola. Fu vittima di un'aggressione a colpi di chiave inglese il 13 marzo 1975 e morì dopo una terribile agonia il 29 aprile. L'anno dopo fu massacrato Enrico Pedenovi, il 29 aprile, nel giorno in cui si preparava a partecipare alle celebrazioni per l'assassinio di Ramelli. Pedenovi sedeva nel Consiglio provinciale, non era un politico di primo piano. Era un avvocato, un normale professionista come quelli che si incontrano in città con completo, cravatta e cappotto. Si dice che fu scelto perché metodico, mite: le sue abitudini rendevano più facile e meno rischioso un agguato contro di lui. Fu raggiunto in viale Lombardia da un gruppo armato, poi si scoprì legato all'organizzazione terroristica Prima linea, si dice mossa dal folle intendo di vendicare così l'aggressione, altrettanto insensata, di un giovane militante di sinistra, Gaetano Amoroso, operaio e attivista ucciso da militanti di estrema destra. Questa terribile vicenda di violenze non smette di parlare a Milano. Eppure c'è chi la intende ancora come motivo di contrapposizione politica. I militanti dell'estrema destra sfileranno per ricordare Ramelli e quest'anno (nel quarantesimo) in particolare Pedenovi, insieme a Carlo Borsani.

Il ritrovo è previsto alle 20 e 30 davanti alla chiesa di viale Argonne, dove si tennero i funerali di Ramelli, poco lontano dal luogo in cui fu aggredito. I promotori parlano di un programma che prevede pensieri, canzoni e poesie e si concluderà con il rito nostalgico del «presente», sulla cui natura di apologia ancora oggi si susseguono sentenze e discussioni. Sicuramente vogliono fermare riti e ricordi di parte i militanti della sinistra e dell'area antifascista che si ritroveranno in presidio alle 19 e 30, con la presentazione di un libro, letture e giochi. Alle 20 e 45 la deposizione di una targa per Amoroso, cui sarà dedicato anche un murales. Si temono contatti e il clima è incandescente. Come al solito toccherà alle istituzioni disinnescare la polveriera delle tensioni. Il sindaco Giuliano Pisapia, due anni partecipò (anche se senza fascia) alle celebrazioni ufficiali ai giardini di via Bronzetti, insieme a una delegazione Pd. «Iniziamo un percorso di pacificazione - disse - Perché questi fatti non accadano mai più».