Persi 13mila posti e oneri per 35 milioni

E poi arriva il momento di fare i conti. Di capire a cosa si rinuncia se davvero il Cerba naufraga. Il Comune fa il duro e puro e non vuole trattare con gli immobiliaristi. Ma lo spauracchio di possibili speculazioni edilizie fa perdere, nell'ordine: 5mila posti di lavoro (di cui 1.800 assunzioni nell'attività clinica e 1.400 tra contratti a giovani ricercatori e docenti); altri 8mila posti di lavoro creati dall'indotto e dalle imprese impegnate nella costruzione della struttura.
Non solo. Il Comune di Milano, che non avrebbe speso un euro, rinuncia a 35 milioni di euro di oneri di compensazione ambientale che sarebbero entrati dritti dritti nelle casse di Palazzo Marino dando un po' di respiro a un bilancio disastrato. In nome di uno «sgambetto» a Ligresti, si perde anche l'opportunità di realizzare uno dei più grossi centri di ricerca a livello europeo, in grado di attirare finanziamenti da convogliare nei laboratori. E poi c'è la questione ambientale: il Comune, tra i vari alibi utilizzati per affossare il Cerba, ha anche sfoderato l'asso del Parco Sud, sostenendo che i cantieri avrebbero distrutto ettari ed ettari di verde da tutelare. In realtà, in via Ripamonti, più che sterpaglie non ci sono e il progetto firmato da Stefano Boeri aveva anche previsto di destinare la metà dell'area a parco pubblico. Sarebbe quindi stato riqualificato il verde e sarebbe nata una nuova oasi verde per la città. Si rinuncerà anche a questa.
I vertici della fondazione Cerba fanno notare l'enorme danno «scientifico». Ora a Milano esistono varie realtà che si occupano di ricerca - l'istituto Mario Negri l'Humanitas di Rozzano, il San Raffaele - ma ognuno lavora per sé. Il Cerba avrebbe permesso (o permetterà, non è detta l'ultima parola) di coordinare al meglio il lavoro dei ricercatori, di prefissare delle prospettive comuni. E di acquistare i costosissimi macchinari che un singolo istituto, da solo, ora non si può permettere. Ma, pur di non alimentare speculazioni edilizie, si frena la ricerca, costringendo la città a rinunciare a un'occasione che aspetta da 15 anni.