Phone center, stop dall’Antitrust La Regione: «Nessuna modifica»

La Regione Lombardia difende con i denti la sua legge sui phone center. Proprio ieri, infatti, l’Antitrust, che vigila sui comportamenti che possono impedire la concorrenza e la correttezza delle attività e dei mercati economici, ha spiegato di aver accolto il ricorso avanzato nei mesi scorsi dal Codacons (il coordinamento delle associazioni a difesa del consumatore) contro la legge regionale sull’insediamento e la gestione dei centri di telefonia in sede fissa, ritenendola «illegittima» perché imporrebbe norme troppo dure, che penalizzerebbero i phone center.
Secondo l’Antitrust, infatti, i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza richiesti dalla legge numero 6 del 3 marzo 2006 sono «gravosi e ingiustificati» perché determinano un incremento non trascurabile dei costi di apertura e di mantenimento e limitano la concorrenza tra operatori. Con la conseguenza che saranno i consumatori che vedranno aumentare il prezzo finale delle chiamate internazionali. Imponendo il rispetto di distanze minime obbligatorie tra un’attività e l’altra, inoltre, la legge regionale sarebbe in contrasto con il primo decreto Bersani-Visco, che esonera invece lo svolgimento delle attività commerciali dal rispetto di tali distanze.
La reazione della Regione non ha tardato a farsi sentire. «Le norme imposte dalla nostra legge sulla distanza tra i phone center e quelle igienico-sanitarie sono le stesse degli esercizi pubblici» sottolinea l’assessore regionale al Commercio Franco Nicoli Cristiani. Che ricorda: «Nonostante l’astensione delle principali forze del centrosinistra, questa legge è stata votata a larga maggioranza e ha colmato un vuoto normativo insostenibile perché applica a queste realtà (2mila in Lombardia, 450 a Milano, ndr) norme perfettamente in linea con quelle richieste a tutti gli altri esercizi pubblici. Sono disposizioni oggettive, ragionevoli e che valgono per tutti: non discriminano gli operatori, non limitano la concorrenza e non creano situazioni più o meno privilegiate».
Anche l’assessore regionale al Territorio, Davide Boni, è convinto che la legge sui phone center non vada in alcun modo modificata. «Credo che questa normativa sui phone center non sia affatto restrittiva o leda alcun diritto - spiega -. Prima dell’entrata in vigore della legge, queste attività commerciali non erano mai state regolamentate: noi abbiamo dato regole certe anche dal punto di vista sanitario, concedendo peraltro la possibilità ai singoli Comuni di regolamentarne l’apertura coerentemente con le esigenze del territorio».