Piano: "Figlio di periferia". E Sala lo arruola in città

L'architetto e senatore torna a Ponte Lambro "Quel progetto deve andare avanti". Poi la visita

«Sono ossessionato dalle periferie. D'altronde sono figlio della periferia». Parola di Renzo Piano, intervenuto ieri mattina al Museo della scienza e della Tecnologia per la presentazione del progetto «Casa Italia» con il project manager e rettore del Politecnico Giovanni Azzone e il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. «Sono nato a Pegli alla periferia ovest di Genova, così porti con te l'idea che la periferia ti fa crescere con dei desideri, che non sono voglie. Il mio lavoro da senatore a vita è sulle periferie, il grande tema del secolo e la grande scommessa delle città. A Parigi sto lavorando su un progetto nell'area di Saint Denis, banlieu a nord della città che conta 10mila persone e a New York, ad Harlem, stiamo realizzando il campus della Columbia University. Dopo il progetto sul sisma tornerò a occuparmi di periferie».

Anche a Milano Renzo Piano ha lavorato sulle periferie: «con il G124, che non è un numero magico - scherza - ma il numero della mia stanza da senatore a vita, abbiamo lavorato sul Giambellino. È una goccia ma le gocce fanno tanto» e su Ponte Lambro, progetto di riqualificazione urbanistica e sociale nata con il contratto di quartiere nel 2000. Ed è proprio a Ponte Lambro che il senatore e architetto è voluto tornare ieri pomeriggio, per toccare con mano quanto è stato fatto in questi 17 anni e quanto ancora si può fare. Una storia travagliata quella di Ponte Lambro, con il progetto più volte interrotto e rivisto, fino al 2005 quando rientra fra gli obiettivi di riqualificazione urbana del Contratto di Quartiere Ponte Lambro. Piano, allora ambasciatore dell'Unesco per le aree urbane, lanciò l'idea di un laboratorio di quartiere, «un luogo fisico che accoglie funzioni differenti (sociali, economiche, progettuali e di servizio) e che punta sull'effetto sinergico di collocare tutte queste funzioni in un unico luogo sensibile - si legge sul sito dello studio Ottavio Di Blasi, che ha curato la parte architettonica - Si tratta di spazi in parte nuovi e in parte ricavati nelle stecche' di edifici popolari, e collegati attraverso un sistema di scale, ascensori e passerelle pedonali». Tra gli interventi previsti, ma non tutti realizzati, alloggi di edilizia sociale, alloggi protetti per anziani, poliambulatori, ludoteche e centri di avviamento al lavoro. Nell'agosto del 2013 è stato posato il ponte sospeso.

Il sindaco Beppe Sala che sulle periferie ha puntato la sua campagna elettorale ha quindi cercato di ricucire il rapporto dell'architetto genovese con Milano, spezzatosi dopo l'esperimento fallito degli alberi per Abbado, e di aprire una collaborazione proprio sulla riqualificazione delle periferie. Che significa Ponte Lambro, progetto «che deve andare avanti» come ha detto Piano, e per il Giambellino, che «credo si farà».

Sempre nella periferia est m,a più a nord viveva Renzo Piano negli anni Sessanta: a Lambrate, in via Valvassori Peroni. «C'era una fila di pioppi, ci sono ancora? - chiede - e la ferrovia, quello era il mio set cinematografico da studente. Milano era straordinaria: ricordo che di giorno lavoravo nello studio di Albini, in via XX settembre e la sera andavo a occupare il politecnico, quando ero studente di architettura. Andavano anche alla latteria della sorelle Pirovini, in via Fiori Chiari.» ma Brera è cambiata da allora...«è incredibile come è cambiata! Ieri sera (venerdi ndr)- racconta - ho cenato in corso Garibaldi, che non ho più ma riconosciuto. Mi è piaciuta ma è un' altra cosa».