Al Piccolo emozioni inquiete con il Calderon di Pasolini

Antonio BozzoAlla prima gli spettatori sono stati accolti con grani di sale, da tenere in mano: scaramanzia per far svaporare le negatività, eventualmente presenti al Teatro Studio Melato. La sala ha invece accolto con favore «Calderón», primo dramma scritto da Pier Paolo Pasolini (pubblicato nel 1973), che debuttò con regia di Luca Ronconi e scene di Gae Aulenti al Metastasio di Prato nel 1978. È quindi buon segno se il lavoro - non di facile approccio per le distratte consuetudini del consumo culturale - va in scena in una sala del Piccolo, casa del compianto Ronconi. Francesco Saponaro, il regista, ha affrontato con sicurezza il testo, che vede Rosaura (Maria Laila Fernandez) incarnare tre figure femminili nel 1967, in Spagna, sotto la dittatura del generalissimo Franco (durerà ancora otto anni). Rosaura sogna, ma il confine tra sogno e realtà è labile, la vita stessa è sogno: si comprende l'aver scomodato Calderón de la Barca, gigante della drammaturgia ispanica del Seicento. Pasolini lo scelse per illuminare il tragico conflitto tra persona e contesto storico. Saponaro fa parlare le figure di Rosaura in un misto di italiano e spagnolo, mentre Carmen, una sorella di Rosaura, si esprime in napoletano: la lingua plebea di fronte al castigliano del potere.Un'ora e cinquanta minuti senza intervallo, tre sogni con cambi di scena minimi che avvengono trasportando il letto nel quale si agita Rosaura, filmati che rimandano a "Las Meninas" di Velázquez, oltre che al conflitto politico in Spagna. Nulla di accomodante. Eppure, tutto funziona come un carillon oliato. I passi di flamenco punteggiano l'andare e venire di Rosaura tra sogno e realtà, le sue scoperte da choc psicanalitico (l'antifranchista Sigismondo, di cui si innamora, è in realtà il vero padre), le disperazioni per non poter uscire dalla propria condizione. Il «copione sovversivo», lo definisce Saponaro, è complesso, a tratti oscuro. Nelle tre ambientazioni - Rosaura è prostituta, aristocratica, borghese - si rovesciano le visioni allarmate di un Pasolini «calderoniano», che rimpiange di non poter dare la spallata definitiva al capitalismo, non solo al franchismo.Bravi tutti gli attori: oltre alla Fernandez, Clio Cipolletta (nei quattro ruoli di Carmen, Stella, Agostina e la suora), Andrea Renzi (Sigismondo e il papà detronizzato di Rosaura, Basilio), Luigi Brignone (il giovane Pablito). Nei filmati, suggestivi quadri animati, Anna Bonaiuto (le dame Lupe e Astrea). Spettacolo, fino al 21 febbraio, da consigliare a chi va a teatro per inquietarsi.