Il Piccolo è un Giant da 70 anni è in scena

Lo storico Pino Farinotti presenta l'ottavo volume della sua storia di Milano attraverso i luoghi celebri

Stefano GianiSerôm in quater col Padoula, el Rodolfo, el Gaina e poeu mi. Quatter amis, quatter malnatt, vegnuu su insemma, cômpagn di gatt. Erano amici suoi. Suoi di Strehler, beninteso. E se li era portati con sé anche al Piccolo. Se non nei fatti, almeno nella memoria. Tuttavia quella canzone, Ma mi, avrebbe fatto la fortuna di una ragazzina di vent'anni che in via Rovello s'intrufolò un po' per caso e un po' per curiosità. Ornella Vanoni cercava una scuola. Trovò l'amore di un uomo sposato e una canzone. Quella che l'avrebbe consacrata ben al di fuori di quel teatro.Il Piccolo era nato pochi anni prima, subito dopo la fine della guerra, sulle ceneri del Fossati, un'altra sala cittadina colpita dalle bombe e dall'angoscia. Il neo sindaco, Antonio Greppi, con i pochi spiccioli in cassa prese due decisioni. Ricostruire la Scala distrutta e dare un tetto ai poveri progettando le case popolari. L'operazione Piccolo costò due milioni e 900mila lire e passò in consiglio con una votazione sofferta. Tutti volevano solo alloggi.Ma Greppi aveva un amico, Paolo Grassi. Socialista come lui. Impresario e critico teatrale dell'Avanti. La teoria dell'amico non finiva qui. Anche Grassi ne aveva uno, Giorgio Strehler. Ambizioso e funambolico regista tuttofare. La miscela fu esplosiva e il 14 maggio 1947 in via Rovello andò in scena L'albergo dei poveri di Maksim Gorkij con Lilla Brignone, Lia Zoppelli, Gianni Santuccio e Salvo Randone. Stelle di domani.Iniziava così la lunga vita del Piccolo che, per volere di Greppi - tra i soci fondatori con illustri nomi della borghesia cittadina come Mondadori, Treccani, Borletti, Falck e il filosofo Antonio Banfi - nasceva con il compito di «elevare i costumi e illuminare le coscienze in modo accessibile a tutte le fasce». E l'obiettivo è stato centrato. Oggi, a quasi settant'anni di distanza, ha 300mila spettatori all'anno dei quali 27mila abbonati. E di strada ne ha fatta tanta. Chiunque abiti a Milano è entrato almeno una volta in sala.E non c'è stato solo Arlecchino. Il servitore di due padroni creato da Goldoni con le sue buffe movenze, ha dovuto convivere anche con i momenti più bui della cultura artistica di casa nostra. Gaber vi cantò le delusioni del signor G e vi rimase per un paio di giorni ad accogliere il saluto dei suoi concittadini, dopo aver chiuso gli occhi. Prima di approdare al Famedio. Lo stesso accadde per Strehler e un anno fa per Ronconi. Strano destino comune. Se ne sono andati tutti nella stessa parte dell'anno. Fra Natale, Capodanno o i primissimi mesi.La vita del Piccolo è oggi l'ottavo volume di Giants in Milan, l'opera filmica dello storico Pino Farinotti per la regia di Andrea Bellati. Il film viene presentato stasera alle 21.15 allo spazio Oberdan ed è annunciata la presenza di molti fra i volti che sono intervenuti. Dal sindaco Pisapia all'ex direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli. Dallo scrittore Andrea Camilleri alla Vanoni. Dal direttore Sergio Escobar all'attrice Giulia Lazzarini.E ci saranno anche loro, i ventenni. «Più della metà dei frequentatori - dice Farinotti - ha quest'età. Sono i migliori della loro generazione. Quelli che non fanno un selfie con Balotelli e non leggono solo 140 caratteri». Facce da Piccolo, insomma. Vivaddio.