"Piloti" dell'elisoccorso, il regalo ai bimbi malati

Gli operatori dell'Areu hanno organizzato un volo speciale per un gruppo di piccoli pazienti

«Se ho paura di salire in elicottero? Sì, perché ci sono tante cose che devo ancora fare! Vorrei proprio una vita strana e... Sì, dai! Anche il volo è abbastanza strano». Luca, 11 anni, bresciano, occhiali tondi e sguardo pensieroso, ha l'aria di chi progetta un futuro alieno da abitudini e ricco di sorprese ma soprattutto un'esistenza lunga, che - non sia mai - uno spensierato volo sull'elisoccorso del 112 sulla città di Milano non deve assolutamente compromettere. Reduce da un trapianto di rene, dal successivo rigetto cronico, da tre sedute di dialisi alla settimana e in attesa di una nuova operazione per sostituire l'organo che ormai, come sottolinea la mamma Enza, «è arrivato al limite», Luca si rende conto che non può temere questa esperienza-regalo. Un dono con il quale gli operatori di Areu (Azienda regionale emergenza urgenza) e l'Azienda Asst Santi Paolo e Carlo - grazie a un elicottero giallo e rosso partito ieri dall'ospedale San Carlo per sorvolare il Duomo e San Siro e messo a disposizione da Babcock International, che gestisce il servizio di elisoccorso regionale - hanno voluto omaggiare un gruppetto di 9 piccoli lombardi con problematiche di urgenza della clinica pediatrica De Marchi, degli ospedali San Matteo di Pavia e Sant'Anna di Como e delle scuole private di Brescia. Tutto questo al termine del progetto «I bambini e la sicurezza», un tema su cui - dopo aver imparato a scuola cosa sono il numero unico dell'emergenza 112 e l'app salvavita «Where are U» - i piccoli quest'inverno hanno creato disegni e filmati.

Se la spensieratezza è un lusso questi bambini sono ricchissimi. Chiara, 9 anni, peruviana di origine ma nata a San Giuliano Milanese da mamma Marlene e papà Galves, 4 volte alla settimana, per quattro ore ciascuna, ormai da un anno si sottopone alla dialisi alla «De Marchi», centro di riferimento per il trapianto pediatrico di rene all'ospedale Policlinico di Milano - in attesa di un trapianto. Caschetto, pantaloni a righe e un po' di timidezza, ci racconta che la malattia la costringe a starsene «più tranquilla di una volta», ma che questo non le impedisce di sognare un futuro da stella del firmamento della danza latino americana.

Ha 8 anni, i capelli ricci e una faccia da peste vera Mosaad, italianissimo ma di origine marocchina, frequenta la terza elementare a Milano. La madre Asma ci racconta di un anno e mezzo fa, quando suo figlio era diventato magrissimo e scontrarsi con l'esito degli esami che parlavano di leucemia fu un dramma. «Io e suo padre gli abbiamo però sempre spiegato la sua malattia nei dettagli, senza mai nascondergli nulla - ci spiega la donna -. Da allora fa la chemioterapia al San Matteo di Pavia e ultimamente sta molto meglio». Lui, che da ieri non disdegna l'idea di diventare pilota di «questi elicotteri velocissimi che salvano la gente intrappolata in montagna», ammette con un broncio di essere un po' stufo di fare «su e giù» da Pavia ma di continuare «anche perché - assicura - voglio comprarmi un cane e un gatto e farli crescere con me».

Il suo papà, Natale, guardia giurata, definisce Sofia, una brunetta di 13 anni, «una guerriera», dopo un sarcoma che ha costretto i medici del Sant'Anna a toglierle l'omero sinistro e sostituirlo con una protesi. «Mi sento fortunata - ammette lei - la chemio mi ha dato più sicurezza in me stessa. Lo avevo detto alla mamma che non doveva piangere. Io sto bene».

Commenti

seccatissimo

Ven, 03/08/2018 - 02:41

Come è che la maggior parte di questi bambini citati nell'articolo sono stranieri o di origine straniera ? Strano !