Una pioggia di firme per «diventare» rom

Un centinaio di firme in mezz'ora. E una valanga di mail. Ha fatto centro la provocazione lanciata da una dipendente comunale di «chiedere la cittadinanza rom» al Consiglio europeo. «Voglio i loro stessi diritti, quelli che da italiana non ho» aveva scritto.

Subito si è formata la coda per sottoscrivere la lettera. In molti hanno bussato alla sua porta e in altrettanti hanno scritto al nostro giornale per dire la loro. «Dove si firma? Ribelliamoci al razzismo contro gli italiani» ha scritto un milanese. «Come non essere d'accordo?» sottoscrive un altro. C'è chi propone di estendere l'iniziativa a tutta Italia, chiedendo a tutti i cittadini di inviare una lettera al Consiglio europeo per diventare rom all'anagrafe. «È assurdo - scrive un lettore - I rom hanno lo stesso potere che avevano i gangster nella Chicago degli anni Trenta. Nessuno osa toccarli».

Dalla periferia di Torino si è mobilitato un gruppo di amici, che ha cominciato una sottoscrizione per sostenere l'iniziativa. «Anche noi abbiamo lo stesso problema dei milanesi - denunciano - è ora di finirla». E via dicendo. Un turbinio di reazioni di persone che pagano bollette e tasse, che vivono dello stipendio del loro lavoro e che non ce la fanno più ad assistere a furti, abusivismi, truffe e accattonaggio senza che le amministrazioni comunali facciano niente.

L'idea di inviare una lettera all'Ecri, la commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, è nata dopo la recente bacchettata che il Consiglio europeo ha dato all'Italia, intimandola a trattare meglio i rom. Nell'ultimo rapporto vengono strigliate le autorità italiane perché non hanno ancora introdotto misure per assicurare ai rom colpiti da ordini di sgombro i diritti garantiti agli altri cittadini. Diritti che dovrebbero prevedere la possibilità di contestare l'ordine di sfratto, davanti a un tribunale, e la possibilità di accedere a un luogo dove poter abitare.

«Basta con i trattamenti di favore - era sbottata Carmela. l'ideatrice dell'iniziativa -. Io devo cavarmela con il mio stipendio e nessuno mi fa sconti su niente». E così è nato il decalogo di ciò che i rom possono fare e i milanesi no. «Vogliamo essere eguagliati ai cittadini rom - si legge nella lettera - ed avere il diritto di non avere doveri». Ad esempio, si chiede (ovviamente come provocazione) di poter circolare senza documenti e, in caso di controlli, di poter dichiarare generalità false. Di girare su auto di lusso senza pagare assicurazioni, bolli, revisioni e tagliandi. Di non sborsare nemmeno un euro né libri di testo, né refezione scolastica, né scuolabus per i bambini. Di non pagare bollette e tasse. Di poter bivaccare e chiedere l'elemosina.

«Se tutti ci mettessimo a scrivere al Consiglio europeo - sostiene il movimento spontaneo dei cittadini - magari qualcosa potrebbe cambiare». L'esigenza è quella di trovare un interlocutore che ascolti le richieste: «Se ci mettiamo a scrivere al Comune di Milano - fa notare un cittadino - resteranno sicuramente parole gettate al vento».