Piove e Niguarda trema: il Seveso torna un incubo

Un grosso temporale ieri tra le 13 e le 14.30 in città. Tuttavia in zona Niguarda la gente, non appena vede i nuvoloni, conscia delle previsioni ma soprattutto provata da quanto accaduto poco più di una decina di giorni fa con l'esondazione del Seveso e i relativi allagamenti, adesso ha paura. In realtà i danni più gravi, al termine della pioggia, i vigili del fuoco ieri li hanno registrati fuori città, nell'hinterland. Ad esempio a Turbigo dove acqua e vento forte hanno sradicato degli alberi che, pericolosi, sono stati poi rimossi dalla carreggiata, fortunatamente senza danni a cose o persone. È in città però che la gente teme il peggio.
Ore 12.55 via Veglia, zona viale Zara. Comincia a scendere qualche goccia, residenti e commercianti cominciano ad agitarsi. L'edicolante Patrizio Castiglioni, 56 anni, dal 1971 lavora qui, ma quel che è successo l'ultima volta con il Seveso non l'aveva mai visto. «Ci devono spiegare perché fino agli anni '50 il Seveso scorreva aperto davanti alla zona della piscina Scarioni o dove adesso c'è l'hotel Ibis. Poi ha cominciato a esondare. Fino al 2000 tutto bene, l'acqua raggiungeva solo certe zone a ridosso del fiume, la gente ci aveva quasi fatto l'abitudine. Ora acqua e fango arrivano fin qui: cos'è successo nel frattempo? Perché si verifica questo fenomeno? Ce lo devono spiegare!» tuona il commerciante mentre tira giù le tende per far scivolare l'acqua.
Il signor Vecci, 42enne, contitolare di una caffetteria e tavola fredda all'angolo tra via Budua e via Veglia, corre a spostare l'Alfa che ha parcheggiato in strada. «L'ultima volta abbiamo avuto dei danni non da poco nel nostro negozio, si era allagato tutto. Ora ho chiesto il risarcimento e aspetto un perito. Abbiamo dovuto lavorare come i matti in quei giorni...».
La gente, visto l'arrivo del temporale, se ne sta chiusa in casa. Chi esce guarda per aria, come se aspettasse un segno invece della pioggia che diventa sempre più forte. Un egiziano titolare di una panetteria-pasticceria di viale Zara non vuole nemmeno sentirla nominare l'esondazione. «Mio fratello ha un'attività in piazzale Istria, il Seveso ci ha messo sul lastrico. Se non ci rifondono i danni siamo rovinati. Comunque la saluto - conclude frettoloso - vado a spostare la Cinquecento. In realtà è di un amico che me l'ha prestata: l'ultima esondazione ha rovinato la mia Polo per sempre. E non vorrei che adesso anche questa Fiat facesse la stessa fine».
In piazza Carbonari è una marea la gente che corre a spostare la vettura, sembra di assistere a una catastrofe ambientale imminente. «Chi ci dice che questo violento temporale durerà solo un paio d'ore - spiega trafelata sotto l'ombrello a fiori mentre “vola” verso la sua Audi Maria Teresa Natoli, 45 anni, impiegata -. Ma parliamoci chiaro: chi può dirlo? Ho letto che sta arrivando il flashstorm, una serie di piogge e temporali su tutto il nord!».
Quel che arriva per davvero, nel frattempo, è l'annuncio del primo cittadino su Twitter, segnalato dal sito «Meteo.it» : «Fiume Seveso a rischio esondazione a Milano per le abbondanti piogge - scrive Giuliano Pisapia -. Aperto lo scolmatore di Palazzolo. Squadre della protezione civile, Amsa, polizia locale già sui luoghi sensibili». Ma se loro sono pronti, non significa che noi ci sentiamo rassicurati.