Quel Pirandello a Milano tra gli affari e le «prime»

In un volume le foto pubbliche e l'universo familiare che aiuta a capire la sua opera

Nella lettera (qui pubblicata) che Luigi Pirandello scrisse al figlio Stefano il 18 aprile del 1919 dall'Hotel Splendid di Milano dove era venuto «per affari», emerge un aspetto drammatico, quello della malattia mentale della moglie e del suo ricovero.

La piazza di Milano, rispetto a quella romana, per Pirandello era sempre stata più rassicurante. E, infatti, vi si era più volte recato volentieri, sia per il debutto di «L'Uomo, la bestia e la virtù» con la Compagnia Gandusio, sia per quello del «Gioco delle parti», Compagnia Ruggeri. Due anni prima all'Olimpia, sempre di Milano, era andata in scena la commedia «Così è se vi pare», con la Compagnia Talli. Per non parlare dei suoi incontri con Albertini e Ojetti al Corriere della sera in via Solferino.

La lettera è la testimonianza di un momento particolarmente difficile della sua famiglia, quello del ricovero di Maria Antonietta, dell'aggravarsi dei suoi disturbi psichici, della sua gelosia per la figlia Lietta che, in preda ad un' orribile crisi, aveva tentato il suicidio.

Nel centocinquantesimo anniversario della nascita (28 giugno 1867), il mondo editoriale e quello televisivo celebrano Pirandello con pubblicazioni e con edizioni video di recenti messinscene e la Nave di Teseo, diretta da Elisabetta Sgarbi, ha pubblica «I Pirandello. La famiglia e l'epoca per immagini», un volume che contiene la più completa iconografia sull'autore agrigentino con ben 652 foto, corredate da un'introduzione di Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla che ne sono i curatori. Il tutto è arricchito da un apparato bibliografico che rende l'operazione fondamentale anche dal punto di vista scientifico e che permette di conoscere gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della famiglia Pirandello, oltre che quella della moglie e dei tanti personaggi che hanno avuto a che fare con questa storia, la cui complessità appartiene ormai al nostro Novecento.

Non solo, quindi, è questo un volume di immagini, ma anche di riflessioni su personaggi, eventi, percorsi, rappresentazioni, relazioni che hanno contraddistinto il lungo periodo della su esistenza creativa. Ai due curatori dobbiamo una monografia iniziale attraverso la quale si perviene a una lettura conoscitiva che non è solo quella dello sguardo, ma anche quella dell'intelletto. Lo sguardo rimane stupefatto dal potere delle immagini che testimoniano il legame delle due famiglie, quella dei Pirandello e quella dei Ricci Gramitto (da parte della moglie), sancito col matrimonio celebrato tra Luigi e Caterina il 28 novembre 1863.

Ai genitori donerà la prima edizione di «I vecchi e i giovani» con dedica autografa: «Ai miei non vecchi genitori perché di cuore e di mente più giovani di me, nella festa delle loro Nozze d'oro». Il 1913 è un anno fondamentale nella storia d'Italia, si conclude il primo decennio di benessere che verrà stoppato dall'ingresso in guerra. Giolitti, dopo il breve governo di Nitti, ritorna primo ministro, firma il patto Gentiloni e va in cerca di soluzioni per lenire il malcontento degli italiani dovuto alla condizione, a loro avviso pessima, sia della politica che della morale. Proprio in quel romanzo, Luigi Pirandello fa dire a Caterina Laurentano: «Povera isola, trattata come una terra di conquista. Poveri isolani, trattati come barbari che bisogna incivilire».

Pirandello non dimentica che il nonno, avvocato e poeta di Girgenti, era stato uno dei massimi esponenti dei moti rivoluzionari del '48 che avevano portato all'Unità d'Italia, con tutte le sue contraddizioni, specie durante il periodo torbido del 1892-94 in cui aveva ambientato il romanzo storico quando, come scrivono i curatori, «memoria storica e memoria privata si pongono a tessere un totale fallimento».

Il volume diventa, pertanto, racconto di una vita non solo attraverso le immagini, ma anche attraverso le vicende private di una delle più tormentate storie familiari. Le foto che si possono ammirare sono quelle degli attori con i quali Pirandello collaborò, da Angelo Musco a Ruggero Ruggeri, Ermete Zacconi, Emma Gramatica, Andreina Pagnani, Dario Niccodemi, Marta Abba, i De Filippo, ma sono anche quelli di altri scrittori e giornalisti come Nino Martoglio, Corrado Alvaro, Rosso di San Secondo, Massimo Bontempelli, Silvio D'Amico, Renato Simoni, Adriano Tilgher. Non mancano le personalità politiche del tempo: Benito Mussolini, Balbo, Starace, Pavolini, mentre sono numerosissime le foto che documentano gli innumerevoli viaggi di Pirandello in tutto il mondo, dove farà conoscenza di Einstein, Disney, Gershwin, L'Herbier, Pitoeff, Reinhardt, Copeau, Malipiero, autore delle musiche di «La favola del Figlio cambiato» che verrà messa in scena, un decennio dopo, da Giorgio Strehler. Sono avvincenti le foto di Pirandello scattate insieme alle Compagnie italiane e straniere, in occasione dei debutti dei suoi spettacoli.

Alla fine, dopo aver visto l'enorme materiale assemblato in questo volume, sembra di essere stati testimoni di una rappresentazione postuma.