Da Pirandello a Molière, weekend a teatro con gli intramontabili

Allo Strehler "I Giganti della montagna" di Lavia. All'Elfo "La scuola delle mogli"

Tre spettacoli alle ultime repliche, una novità al debutto e una domenica speciale. Questi i consigli per il fine settimana milanese, in attesa dell'agognata pioggerellina di marzo, «che picchia argentina/ sui tegoli vecchi/ del tetto...» (s'imparava a scuola). In scena fino a domenica, due lavori al Piccolo: Cuore di cane e «I giganti della montagna». Il primo al Grassi in via Rovello, dal romanzo di Michail Bulgakov, scritto nel 1925 ma uscito in Russia solo nel 1989, mette alla berlina la costruzione dell'uomo nuovo, utopia del bolscevismo. Si parte da un cane, sul quale viene appunto trapiantato un cuore umano, sperando nella metamorfosi. Che si rivela più complicata del previsto: il cittadino che abbaia, e impara a esprimersi con le parole, ne combina di tutti i colori. Il romanzo è adattato da Stefano Massini, la regia è di Giorgio Sangati, interpreti i bravissimi Paolo Pierobon (il cane) e Sandro Lombardi (il professore).

Allo Strehler, c'è I giganti della montagna, per alcuni critici il testo migliore del grande Pirandello. In scena Gabriele Lavia, che con questo spettacolo - segue I sei personaggi e L'uomo dal fiore in bocca - chiude la trilogia dedicata al Nobel di Girgenti. Pirandello sapeva di dover morire, quando scrisse I giganti. Forse per questo si tratta di un testamento artistico: lo strano mago Cotrone che accoglie i teatranti in una villa detta La Scalogna non è che lo stesso drammaturgo. Bisogna invece staccare il biglietto all'Elfo per godere La scuola delle mogli di Molière nella versione diretta da Arturo Cirillo. La vicenda di Arnolfo che adotta una ragazzina (Agnese, qui Valentina Picello) per allevarla fino a diventare sua moglie, storia estrema e spiazzante anche oggi, non soltanto nel Seicento quando fu scritta, è vissuta in una sorta di malinconico carillon. «Mi sono preso alcune libertà - dice Cirillo - ma senza tradire il testo originario». Dove Molière mise più di un traccia della propria vita, a partire dal matrimonio con la giovane Armande, figlia o sorellina della sua amante Madeleine.

Al Franco Parenti, dall'8 al 17 marzo vediamo Uno zio Vanja, da Cechov, adattamento di Letizia Russo, con Vinicio Marchioni (anche regista), Francesco Montanari e altri attori. La tragicommedia delle occasioni mancate, come viene definito questo lavoro di Cechov, è allestita in modo da restituirne la capacità creativa di parlare in ogni tempo, attualità compresa. «Zio Vanja» insegna molto anche sulle illusioni che svaniscono. Chiudiamo con la domenica speciale, in programma alle 17 al No'hma di Livia Pomodoro. Andrà in scena L'Angel, con Giovanni Crippa che dà voce alle poesie di Franco Loi, in lingua milanese, pur se il poeta (novantenne) è nato a Genova, da madre sarda e padre emiliano. L'angelo di Loi finisce in manicomio: ma non è bello «spoilerare» e non diremo perché.