Pisapia contestato dai suoi: «Fascista»

«Pisapia fascista. Basta stare con i fascisti». Ci vuole una straordinaria dose di disumanità per lordare la memoria di diciassette morti di cui quattordici sul colpo e 88 feriti. Per giunta di una bomba che aspetta ancora giustizia e perfino il nome di mandanti ed esecutori. Eppure nulla ha fermato centri sociali e no global che ieri in piazza Fontana hanno inscenato una gazzarra se possibile ancor più indegna degli anni scorsi davanti ai familiari delle vittime e alle corone deposte su quella che il 12 dicembre del 1969 alle 16,37 era la Banca nazionale dell'agricoltura. Simboli entrati nella storia del Paese e scolpiti ormai nella memoria, anzi nella coscienza di un popolo e di fronte ai quali anche le divisioni ideologiche hanno smesso di generare contrapposizioni. Non così per quei bravi ragazzi dell'ultrasinistra a cui a forza di permettere tutto, ora si deve anche concedere l'insulto al ricordo delle vittime di una strage. Ci pensino bene quei cattivi maestri della sinistra troppo silenti, anzi quasi soddisfatti quando a essere offesi e sputati erano gli altri. Come quando nel quarantennale fu insultata Letizia Moratti o quando l'anno dopo con in testa una corona di fiori e al grido di «Milano è antifascista» i sedicenti «antagonisti» erano entrati in piazza tra gli applausi di chi aspettava l'inizio delle celebrazioni. Sul palco ancora la Moratti e il presidente della Provincia Guido Podestà che non è mai mancato, sfidato sempre la violenza degli autonomi.
Questa volta l'aggressione si volge anche a sinistra e tocca a Pisapia che fino a oggi con i centri sociali ha avuto rapporti più d'amore che di odio. Ma ieri uscendo dalla piazza era visibilmente turbato: arrabbiato, ma soprattutto ferito dalla contestazione. Come un pugile che va al tappeto per un pugno che non si aspetta. «Non ci stancheremo mai di tornare in questa Piazza, simbolo di libertà e democrazia, valori che proprio 44 anni fa qualcuno ha cercato di cancellare senza riuscirci», aveva scritto nel discorso ufficiale. Ma ad uccidere libertà e democrazia ci hanno pensato ancora una volta un pugno di autonomi senza rispetto per nulla e per nessuno. «Anche io ero qui vicino - ha raccontato Pisapia a una persona che lo ha fermato raccontandogli che quel giorno era lì - Ero alla Sormani». La contestazione e l'accusa di essere un fascista? «Credo che si giudichi da solo», ha tagliato corto il sindaco entrando veloce in macchina. Perché la sua unica colpa è di aver rappresentato la città a fianco di altri due membri delle istituzioni come Podestà e il governatore Roberto Maroni. La cui reazione è stata ancor più dura. «Questa è una vergogna per Milano - ha detto - Questi sono i veri fascisti, chi non tollera le opinioni diverse». Quindi, mentre la cinquantina di autonomi sfondava le transenne e si scontrava con il cordone delle forze dell'ordine, ha aggiunto che «non mi impressionano né mi fanno paura. Li compatisco. Questo è un momento di raccoglimento. È una vergogna per Milano».