Pisapia: «Le dimissioni restano» E ora la palla passa a Formigoni

«Difficilmente cambio idea», dice il sindaco di sé a proposito della scelta di dimettersi da commissario straordinario di Expo. «Nella mia vita mi sono dimesso due volte, da presidente della commissione parlamentare Giustizia e da presidente del Comitato carceri e non sono tornato indietro - racconta Giuliano Pisapia -. Questa volta non mi sono dimesso, ho fatto una cosa più seria: ho dato un segnale di allarme avanzando una richiesta di maggiore attenzione verso Expo da parte del governo, che non ha tenuto fede agli impegni presi. Ho messo a disposizione il mio mandato come atto di responsabilità: (la replica a chi, tra cui il governatore, lo accusava di incapacità e codardia) è stata una scelta sofferta ma necessaria. Il problema non sono le mie dimissioni, ma se si va avanti e se c’è l’impegno del governo. Io faccio il sindaco di Milano e non è detto che debba fare anche il commissario straordinario di Expo». Impossibile lavorare in queste condizioni - e assumersi poi le responsabilità conseguenti - sembra voler dire l’avvocato Pisapia: senza una «figura governativa di riferimento, che porti avanti un dialogo costante tra Milano e Roma, che unisca capacità manageriali e profilo istituzionale e che si occupi a tempo pieno dell’evento». La decisione finale? «Dopo il colloquio con il premier», che dovrebbe avvenire venerdì a Palazzo Clerici. Cosa potrebbe riportare il sindaco sui suoi passi? Forse la nomina, appunto, di un referente per il governo che si assuma oneri e onori del delicato incarico.
Ma ad aprire un nuovo scenario ci pensa il presidente della Regione e commissario generale di Expo Roberto Formigoni, che non ci sta a rimaner con il cerino in mano. Se, infatti, il sindaco rimanesse arroccato sulle sue posizioni, il governo dovrebbe nominare - «un commissario straordinario è indispensabile» sostiene da un anno l’ad della società Expo 2105 Giuseppe Sala - un commissario da affiancare al commissario generale. Ma non è detto, fa capire Formigoni, che il nuovo «collega» gli risulti gradito: «Mi riservo di valutare anche io la situazione nuova che si è venuta a creare». Auspica continuità il presidente della Provincia Guido Podestà: «La Regione, con il Tavolo Lombardia, lavora bene da tanti anni, la stessa Provincia sta investendo molto, è giusto che ci sia una continuità nella gestione apicale».
«La governance si basa su un equilibrio che ha funzionato bene - spiega Formigoni -: io e il sindaco siamo stati nominati dal governo Berlusconi, rappresentiamo forze politiche opposte, abbiamo lavorato bene in sintonia anche con il nuovo governo, ma è chiaro che se Pisapia lascia gli equilibri cambiano».
Un tentativo di rovesciare la frittata alla luce del fuoco incrociato aperto al Pirellone? La Lega ieri ha annunciato che presenterà una richiesta urgente di dimissioni per Formigoni dal ruolo di commissario generale, dopo l’attacco del neo segretario Matteo Salvini. Una mozione che segue quella presentata dall’opposizione (Pd-Idv-Sel). «La mia nomina è governativa» ribadisce il presidente, che non nasconde però il caso politico: «Ho un incontro con i responsabili della Lega nei prossimi giorni e valuteremo insieme la situazione».
Che succederà a Expo? «Expo 2015 non si farà, Formigoni 2013 invece sì. Al forno con patate e un rametto di rosmarino» attacca Beppe Grillo sul suo blog, in un post molto critico sulla gestione dell’Expo da parte del governatore. E se Pisapia con il suo gesto ha voluto porre il problema, ha anche ribadito «il massimo impegno della città alla buona riuscita dell’evento».