Pisapia, fiori a Ramelli ma il suo consigliere gli strappa i manifesti

Cerimonia in ricordo del giovane di destra ucciso 40 anni fa Cortei, proteste e riconoscimenti

Enrico Silvestri

Le previsioni parlavano chiaro: per ieri sera, con la cerimonia commemorativa in viale Argonne del 40esimo anniversario dalla morte di Sergio Ramelli e il 39esimo da quella di Enrico Pedenovi, si prevedeva uno scontro di piazza. Con i due schieramenti opposti di destra e sinistra a sfidarsi e le forze dell'ordine in assetto antisommossa a proteggere un'intero quartiere. Invece la bagarre sulla commemorazione del giovane di destra ucciso sotto casa nel 1975 a 18 anni da un gruppo di militanti di Avanguardia operaia e dell'avvocato 50enne militante dell'Msi, è stata soprattutto politica.

Tutto è iniziato ieri mattina. Quando, per la seconda volta in due anni ai giardini di via Pinturicchio, per ricordare con la deposizione di una corona commemorativa Ramelli - c'erano il sindaco Giuliano Pisapia e il segretario cittadino dei democratici Pietro Bussolati, accompagnati da alcuni consiglieri comunali del Pd, accolti dallo storico esponente della destra cittadina Riccardo De Corato, dal capogruppo milanese di Fratelli d'Italia Marco Osnato e dall'ex parlamentare europeo Fdi Carlo Fidanza. Che non potevano ignorare come il sindaco, già lunedì, avesse condannato i danneggiamenti della notte prima in sedi vicine alla destra radicale e il comportamento degli esponenti del mondo antagonista perquisiti dalla polizia al Lorenteggio.

Non altrettanto allineato al suo sindaco Paolo Limonta. Il consigliere di Pisapia sempre ieri sorrideva soddisfatto in foto dopo aver strappato un manifesto delle celebrazioni commemorative, uno scatto poi postato su Facebook. A chi glielo ha fatto notare Limonta (che intanto ha provveduto a far sparire la foto) si è giustificato parlando di «manifesti fascisti» che, spiega, «erano attaccati abusivamente su spazi pubblici» e sui quali campeggiavano «scritte celtiche». Dura la reazione in consiglio comunale fra esponenti di maggioranza e opposizione. I consiglieri di centrodestra, primo tra tutti Marco Osnato, hanno presentato infattti una mozione di censura chiedendo al sindaco (che poi se n'è andato) di ritirare le «deleghe fiduciarie assegnate a Limonta quale rappresentante della città di Milano» e all'aula di palazzo Marino di votare la richiesta. «È il secondo anno che Limonta si comporta in questo modo - ha ribadito Osnato -. Ramelli è una delle vittime più gravi del terrorismo milanese. E il sindaco si dovrebbe presentare alla sua commemorazione con la fascia tricolore». A quel punto è il vicesindaco Ada De Cesaris ha espresso le scuse dell'amministrazione.

Ieri sera, quindi, la manifestazione. Con un intero quartiere in zona Monforte letteralmente blindato dalle forze dell'ordine, schierate in assetto antisommossa in piazzale Dateo dove doveva esserci il presidio della sinistra. Dopo i fatti degli ultimi giorni polizia e carabinieri temevano infatti si scatenasse chissà quale rappresaglia contro tra la destra raccolta con 300 partecipanti in commemorazione della morte di Ramelli e Pedenovi nella chiesa dei santi Nereo e Achilleo in viale Argonne. La questura aveva quindi vietato qualsiasi corteo. Tuttavia, il migliaio di manifestanti di sinistra (centri sociali, Usb, associazioni e gruppi studenteschi, No Expo) ha trovato un escamotage per organizzarlo ugualmente: si sono incontrati in piazza Tricolore e da lì hanno raggiunto Dateo attraversando corso Concordia e piazza Risorgimento. Senza però esagerare.

Commenti

zerovalore

Gio, 30/04/2015 - 11:32

Limonta ha fatto bene per due motivi: affissione abusiva e apologia di fascismo (croci celtiche e camerati). Ma anche tralasciando l'apologia di fascismo (che ormai non se la fila più nessuno) rimane l'affissione abusiva. Io ho strappato tutti quelli che ho trovato così come a volte strappo altri manifesti che imbrattano la città.

zerovalore

Gio, 30/04/2015 - 12:47

Detto questo, troviamo un modo civile per ricordare i troppi morti di quegli anni, a destra e sinistra, senza più i simboli di ideologie ormai defunte.