Pisapia: «Niente matrimoni gay» Così i cattolici del Pd hanno vinto

L'aveva annunciato in maniera roboante per dare il benvenuto al Papa arrivato per l'Incontro mondiale delle famiglie «il registro delle coppie di fatto sarà realtà entro l'anno, se il consiglio comunale non lo approverà prima». Salvo poi ingranare la retromarcia il giorno del voto della delibera. E se solo qualche giorno fa Giuliano Pisapia annunciava che Milano avrebbe fatto da apripista alla legge nazionale, ieri pur di incassare l'astensione dell'ala cattolica del Pd, ha tenuto a specificare: «Escludo la possibilità che si apra la strada ai matrimoni gay, perché il nostro è un provvedimento di carattere amministrativo. Per avere matrimoni gay servirebbe una legge del Parlamento, probabilmente anche di ordine costituzionale». Riconoscendo con ciò - così sembra - implicitamente che la Costituzione intende il matrimonio tra uomo e donna.
Ma tant'è, il problema era rassicurare i cattolici, capeggiati da Andrea Fanzago, per incassare appunto la loro astensione: davanti al pericolo che si potesse creare un registro autonomo dall'anagrafe avevano annunciato voto contrario. «Per quanto riguarda alcuni consiglieri del Pd ci siamo parlati, sono molto tranquilli - ha spiegato il sindaco -. Insieme abbiamo ragionato. All'interno del provvedimento non c'è nulla che possa preoccuparli rispetto ad alcuni principi che io rispetto. Anche se posso avere visioni diverse». Così se l'ala liberal del Pdl chiedeva che venisse eliminato il riferimento dal testo alla «famiglia anagrafica» e quindi anche alla legge nazionale (art. 4 Dpr 223/89), i cattolici del Pd hanno preteso, al contrario, che il registro delle unioni civili fosse legato a doppio filo a quello anagrafico, per scampare il pericolo di una gestione autonoma che aprisse alla poligamia. «Sono soddisfatto» dichiara nel pomeriggio Fanzago. «È tornato il sereno nel Pd», assicura il capogruppo Carmela Rozza. Il cittadino registrerà la propria convivenza all'anagrafe per poi chiedere l'iscrizione nel registro, ricevendo un attestato. «Abbiamo lavorato molto in questi mesi - conferma Maria Elisa D'Amico (Pd), firmataria della delibera - Ringrazio soprattutto chi, partendo da posizioni distanti, si è avvicinato».
Ma la delicata discussione ha diviso anche le due anime del Pdl. Se l'ala liberal capitanata dal coordinatore cittadino Giulio Gallera aveva annunciato il voto a favore, a fronte delle dovute specifiche («ribadire con forza la differenza tra le coppie di fatto così riconosciute e la famiglia tradizionale»), in serata, «smascherato l'imbroglio della maggioranza che ha voluto nascondere l'intenzione di aprire ai matrimonio gay» ha dovuto cambiare opinione «Noi non ci stiamo». Con l'eccezione di Tatarella. L'ala cattolica e conservatrice del partito guidata dal capogruppo Carlo Masseroli e dall'ex vice sindaco Riccardo De Corato annuncia fin dall'inizio il ricorso. «La delibera è illegittima perché più restrittiva delle legge nazionale, come ha certificato la segreteria generale - tuona De Corato - noi faremo ricorso».