Pisapia rivuole 50 milioni da Letta

É andato avanti per mesi a raccontare che non c'era motivo di dubitare della parola del governo. Tanto valeva alzare l'Imu sulla prima casa - che lo Stato stava cancellando - per incassare più risorse da Roma, tanto sarebbero rimasti aumenti «virtuali». Il sindaco Giuliano Pisapia ora si scandalizza per aver preso la porta in faccia dal premier Letta e giocano la carte del ricatto. Ieri il governo ha deciso di porre la fiducia sulla legge di stabilità dove non c'è ombra dei 44 milioni che dovevano salvare i milanesi dalla mini-Imu, nè dell'ipotetico rimborso nel 2014, sotto forma di credito sull'Imposta unica comunale. «Con il Governo siamo i ad uno scontro istituzionale, non voluto da noi - attacca Pisapia -. Non ha mantenuto la promessa fatta ai Comuni di decidere insieme sulla fiscalità locale». Questo «é un rischio perché se si rompe il rapporto istituzionale fra Governo e sindaci questo danneggia la credibilitá dell'Italia». E poiché la fiducia é rotta, mentre Anci minaccia azioni legali Pisapia chiede subito indietro i 50 milioni spesi solo negli ultimi 2 anni dal Comune per manutenzione, pulizia, bollette e vigilanza del tribunale e delle altre sedi della giustizia, «somme ingenti che abbiamo anticipato ma sono in carico allo Stato. A questo punto chiederemo indietro i soldi spesi che fino ad ora non ci sono stati rimborsati come prevede la legge».
Ma intanto il Consiglio è alle prese con l'assestamento di Bilancio 2013 e dentro ci sono i 44 milioni di mini-Imu che ricadranno sui proprietari. «Metteremo a disposizione una somma di vari milioni per i soggetti più deboli che hanno case non di lusso e faticano a pagare una parte della seconda rata» assicura Pisapia. Ma al centrodestra non bastano i contentini. La seduta ieri alle 15.30 si apre con 4.700 emendamenti sul tavolo e un muro contro muro. Rafforzato dall'ennesimo colpo di mano della maggioranza: l'opposizione non partecipa all'Ufficio di presidenza, che esce con la decisione di contingentare i tempi e accorpare gli emendamenti per fonte di prelievo in modo da arrivare entro oggi all'approvazione, come avvenne ai tempi del Pgt scatenando la rivolta. La segreteria fornisce un parere favorevole di sei pagine. Il centrodestra annuncia (l'ennesimo) ricorso al Tar, denuncia il «tentativo di imbavagliare la democrazia» e annuncia contromosse. Il Pd tenta accordi, propone il tesoretto da 5 milioni per alleggerire la mini-Imu. Ma Fi alza il «prezzo» a 10 milioni, per la Lega tolte le spese emergenze si può arrivare a 22 milioni, «tagliando spese di rappresentanza o iniziative di immagine». Si va avanti. Sedute convocate da oggi a lunedì, perchè dopo il Bilancio si passa alla quotazione del 2,5% di A2a. Ieri sindaco nel mirino per la consulenza da 180mila euro assegnata dalla società ad Anna Puccio, sua fedelissima ed ex candidata Pd. Pisapia (difficile a credersi) assicura che non ne sapeva nulla, «quando l'ho appreso dai giornali ho chiesto la rescissione: era uno spreco, ci sono risorse interne idonee». I vertici A2a spiegano che l'incarico andava coperto «con urgenza per progetti legati ad Expo» e «dopo 12 mesi si è liberato un dipendente adatto e abbiamo chiuso in anticipo il contratto». Ma la cifra della buonuscita è «riservata».