Pisapia dentro San Vittore La visita? Senza permesso

Guai a chi entra in carcere senza averne il diritto: a meno che non si chiami Giuliano Pisapia. A margine delle indagini sulla corruzione in Regione Lombardia, la Procura ha aperto un intero capitolo dedicato agli ingressi a San Vittore di politici in visita. Il motivo è semplice: la Procura sospetta che la legge che autorizza i parlamentari e consiglieri regionali a effettuare sopralluoghi negli istituti di pena sia stata utilizzata non per una meritoria ricognizione delle condizioni di vita dei detenuti, ma per portare solidarietà (se non addirittura messaggi) a esponenti del Pdl finiti in galera. Poiché la legge autorizza i deputati a farsi accompagnare da un assistente, la Procura si è concentrata in particolare sulle figure di questi assistenti veri o presunti che sono entrati in carcere. Uno di loro, Francesco Magnano, si è visto recapitare un avviso di fine indagini per essere entrato insieme al consigliere regionale Massimo Buscemi a fare visita a Franco Nicoli Cristiani, ex assessore all'ambiente arrestato per corruzione. L'accusa è di falso ideologico.
Dalle carte dell'inchiesta a carico di Magnano, si scopre che il pubblico ministero Paolo Filippini ha passato al setaccio i registri di San Vittore di due anni, analizzando visita per visita e parlamentare per parlamentare, verificando meticolosamente se gli assistenti erano effettivamente dei collaboratori del politico in visita. Sono stati acquisiti dichiarazioni dei redditi, contratti di collaborazione, eccetera. Un solo assistente è sfuggito al setaccio dell'inchiesta. Si chiama Giuliano Pisapia, e entra a San Vittore il 18 marzo 2011 come assistente di Chiara Cremonesi, consigliere regionale di Sel. I nomi di Pisapia e della Cremonesi compaiono al secondo posto nell'elenco di quattordici visite che il 10 gennaio di quest'anno gli investigatori della Procura acquisiscono presso San Vittore. Le altre tredici visite vengono passate al microscopio. Quella di Pisapia, no. Perchè? In questione, ovviamente, non c'è la nobiltà di intenti di Pisapia, che sarà sicuramente entrato a San Vittore per toccare con mano le condizioni dei detenuti. C'è il diritto di Pisapia a entrare in una struttura carceraria che non è un luogo pubblico dove chiunque può andare a farsi un giro.
La spiegazione sta probabilmente in un appunto che il 18 febbraio 2013 la polizia giudiziaria consegna al pm, analizzando l'elenco fornito da San Vittore. «18 marzo 2011, accesso del consigliere regionale Chiara Cremonesi accompagnata dal senatore Giuliano Pisapia». Allegato, c'è un rapporto della polizia penitenziaria secondo cui la Cremonesi entra con «il deputato Giuliano Pisapia». Peccato che nel marzo 2011 Pisapia non fosse affatto nè senatore nè deputato, ma un privato cittadino che si preparava a candidarsi a sindaco di Milano. E infatti nella dichiarazione firmata dalla Cremonesi, anch'essa allegata agli atti, la consigliera regionale presenta Pisapia semplicemente come suo accompagnatore : anche se il futuro sindaco fornisce come documento di riconoscimento il vecchio tesserino da deputato.
Il rapporto della polizia giudiziaria approda sul tavolo del pm, che si guarda bene dall'ordinare di colmare la lacuna, e di andare a scavare sulla natura dei rapporti di collaborazione (che per legge deve essere «professionale, stabile e continuativa», e non semplicemente una forma di comune militanza politica) tra la Cremonesi e l'uomo che di lì a poco sarebbe diventato sindaco di Milano.