Pisapia si ricandida puntando su Expo ma nasconde il flop

diA metà del suo mandato, con una tempistica discutibile, Giuliano Pisapia fa sapere fin d'ora che intende ricandidarsi a sindaco di Milano. Zelanti come al solito, i giornaloni amici non hanno risparmiato inchiostro ed entusiasmo per informarcene. Peccato, però, che Pisapia non abbia colto l'occasione per fare il primo doveroso bilancio di quello che ha combinato fino ad ora. Si è limitato, invece, ad un riassuntino autocelebrativo e vittimistico insieme, del tipo: abbiamo fatto bene, ce ne danno atto tutti tranne i milanesi. E già questa consapevolezza dovrebbe indurlo a porsi qualche imbarazzante domanda. O forse pensava che un'amministrazione di sinistra, in quanto tale fosse esente da critiche e necessariamente lodata.
La verità è che di suo, di originale e di nuovo Pisapia e compagni hanno combinato un bel nulla. Anche l'impegno prevalente, quello profuso nella lotta al traffico e all'inquinamento, in realtà altro non è che lo sviluppo – con scarsi risultati - di programmi già impostati da chi li aveva preceduti a Palazzo Marino, Letizia Moratti. Dall'Area C, evoluzione di Ecopass, al «bikesharing» fino alle varie forme di «carsharing» (in realtà dovute all'impegno di alcune grandi aziende), anche su quello che era il terreno di elezione dell'ambientalismo arancione di vere novità non se ne sono viste. E non se ne sono viste affatto per il trasporto pubblico, se si esclude il micidiale aumento del 50 per cento del biglietto, il rincaro degli abbonamenti, e la indefessa sottrazione di risorse finanziarie all'Atm. Per giustificare tanta sete di denaro – subito brutalmente manifestata dal non rimpianto Bruno Tabacci nella sua breve prestazione da assessore al Bilancio – Pisapia ha ottimi argomenti: la crisi finanziaria globale e i continui tagli imposti dal governo centrale. Perciò risulta assolutamente incomprensibile che la sua giunta abbia impegnato quasi tutto il primo anno di vita per modificare in senso ideologicamente punitivo il Pgt, il piano regolatore, rinunciando così ad almeno 50 milioni di oneri di urbanizzazione, soldi che oggi farebbero tanto comodo. D'altra parte questa è la giunta che, sempre per faziosità ideologica, blocca progetti di grande respiro come la fusione fra Atm e Trenord e perfino la realizzazione del Cerba, il grande Centro europeo di ricerca biomedica fortemente voluto da Umberto Veronesi. Questo curriculum, insomma, non dovrebbe incoraggiare Pisapia a ricandidarsi già ora. Il fatto è che il sindaco arancione conta su un formidabile strumento di propaganda della cui disponibilità, ancora una volta, non ha alcun merito, Expo 2015. Lo ha conquistato Letizia Moratti e il sindaco arancione se lo è trovato bello e pronto, nonostante, anzi, il suo schieramento lo osteggiasse apertamente.
E infatti non ha mosso un dito, non ha fatto nulla di concreto per la migliore riuscita dell'evento. Che, comunque, si svolgerà per metà dell'ultimo anno del mandato di Pisapia, a pochi mesi delle elezioni: una passerella milanese, nazionale e mondiale con una amplificazione mediatica senza eguali. La campagna elettorale, gratis e indotta, del sindaco uscente e ricandidato (probabilmente anche per la Città metropolitana) durerà dunque per tutto il 2015 e si protrarrà per i primi mesi del 2016: un anno e mezzo di formidabile propaganda tutta a spese di Expo. Nessun candidato al mondo potrebbe sperare di meglio. Perciò si metta tranquillo chi aspetta che Pisapia ci dica cosa vuol fare nel suo secondo mandato - ora che sappiamo cosa non fatto nel primo – perché non ha alcun bisogno di fare programmi e promesse. Che non manterrebbe.