Pisapia stecca sul restauro del Lirico

Stop al Lirico. Anzi no. Tra giunta Pisapia e consiglieri del Pd si apre un braccio di ferro sul restauro del teatro. Che tra gruppo e assessori siano in atto prove di forza non è un mistero. Il Pd qualche sera fa ha incontrato il sindaco per criticare quell'assessore che dopo le sparate contro la maggioranza non risponde alle mail di chiarimento sul Bilancio spedite dal capogruppo. O quelle dichiarazioni sulla fusione Atm-Trenord che arrivano a metà di una commissione e la maggioranza non sa che linea tenere. Non hanno preso bene (soprattutto) le modifiche all'Irpef deliberate dalla giunta che dovevano nascere invece come lavoro dell'aula. E in quel vertice con Pisapia hanno sollevato il caso del Lirico, che il sindaco ha promesso di riaprire entro fine mandato: dopo un bando andato deserto per trovare un privato che ristrutturasse e gestisse il teatro di via Larga chiuso da 12 anni e un secondo avviso per sondare a quali condizioni si sarebbe fatto avanti un gestore, il Comune ha deciso di metterci i 16 milioni per il restauro e affidarlo solo dopo a un gestore. Ma «in tempi di crisi e con i teatri vuoti troveremo un gestore? Non è meglio investire su nuove biblioteche, scuole, case?» la posizione del capogruppo Lamberto Bertolè. La prima a balzare sulla sedia giovedì è stata l'assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza: «Lasciare così il Lirico è una coltellata al cuore dei milanesi, basta rinvii». E ieri altri pezzi grossi della giunta hanno difeso il progetto: «La mia idea è chiara e precisa - attacca l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -: il monumento è arrivato a un punto di non ritorno. L'intervento è urgente e prioritario. Come ricostruire la Scala dopo la guerra fu considerata una priorità, ora bisogna procedere per il Lirico. Poi si userà lo strumento del bando per la gestione, che sarà condivisa, io ho proposto anche un tavolo con l'Agis. C'è una dialettica tra consiglio e giunta, ognuno si assumerà politicamente le proprie responsabilità». L'ex assessore Stefano Boeri, che aveva lanciato il primo bando e l'avviso (aveva manifestato interesse solo la società Trident, promoter di grandi concerti), resta convinto che «un privato disposto a finanziare l'intervento si poteva trovare, ma dopo la mia uscita il vicesindaco ha ritenuto di non procedere col nuovo bando». Al Pd che vuole stoppare il restauro ricorda che «investire sulla cultura genera lavoro e sviluppo». Stesse parole usate dall'assessore al Bilancio Francesca Balzani, che sottolinea come i 16 milioni per il Lirico «non riguardino la spesa corrente ma quella in conto capitale, dove c'è meno sofferenza e possiamo dare dei segnali di rilancio». Alle parole di Boeri replica invece il vicesindaco Lucia De Cesaris che «dopo l'esperienza disastrosa con i privati (Longoni vinse il bando Moratti, ndr.) questa giunta non ha mai pensato di ripercorre la stessa strada anche perché nessun privato, dopo serie verifiche, si è dimostrato interessato al restauro». Ha ritenuto invece «di provvedere direttamente al restyling di un gioiello per poi contestualmente lanciare un bando per la gestione, rispetto alla quale sì ci sono privati interessati».
Divisioni anche all'interno del Pd («il Lirico è una priorità» ammette Paola Bocci) e con Sel: Luca Gibillini rimanda alle parole di Del Corno, «“siamo a un punto di non ritorno“, speriamo che con questo siano chiuse le polemiche». Chiuse? Il Pd Carlo Monguzzi che le ha sentite bene continua: «L'uso di fondi pubblici in questo clima non è possibile, il Lirico, pur preziosissimo non è una priorità». In tema di urgenze, ieri la giunta ha votato la lista delle spese in conto corrente fino al 31 dicembre, un totale di 78 milioni (26 al mese). Azzerati i fondi per le domeniche a piedi.