Il Pm: illegittime le assunzioni d’oro in Comune

La Corte dei conti su 23 incarichi: "Sono
state fatte cose che non potevano essere fatte"

«L’unica cosa certa è che il Comune non poteva fare quello che ha fatto». Il pubblico ministero della Corte dei conti, Claudio Chiarenza, parla per quasi un’ora e mezza. Una requisitoria puntuale e dettagliata per descrivere la genesi e gli sviluppi di una vicenda caratterizzata da un «diffuso stato di illegalità», da «illegittimità di fondo» e da «colpa grave per svariate violazioni di legge». Usa queste parole, il pm. Non sono passate nemmeno ventiquattro ore dalla decisione del gip Paolo Ielo di «congelare» la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura per l’inchiesta penale condotta dal pm Alfredo Robledo e dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza sugli incarichi d’oro di Palazzo Marino, che le contestate consulenze tornano sotto i riflettori. E il faro, questa volta, è quello della magistratura contabile.
È il processo a carico del sindaco Letizia Moratti e alla sua giunta (in totale, 22 amministratori), con cui la Corte chiede che il Comune risarcisca un danno erariale pari a 7 milioni e 141mila euro. Denaro speso per 23 incarichi «conferiti in violazione di un’esplicita e chiara disposizione statutaria», era scritto nell’atto di citazione a giudizio, e per l’«esorbitante numero» di contratti esterni conclusi senza «alcuna indagine o accertamento» che verificasse l’esistenza di «professionalità interne» agli uffici dell’ente pubblico. Tutto, «in spregio alle direttive sul contenimento dei costi della burocrazia». E il pm Chiarenza rincara la dose.
Nella sua requisitoria, infatti, l’accusa ribadisce come «gli incarichi debbano essere firmati secondo criteri di imparzialità», e «i pubblici ufficiali guardare al buon andamento e non alla fedeltà politica all’amministrazione». Cosa che invece, sostiene il pm, non è accaduta in questa vicenda. «La selezione del personale - insiste infatti la procura contabile - non ammette ingerenze di carattere politico», né è accettabile «che l’interpretazione della norma che permette al sindaco di nominare tutta la dirigenza», e di «farsela su misura».
Ancora, «è sempre danno erariale dare uno stipendio a persone che non hanno i requisiti culturali e professionali». Alcuni esempi, il dirigente del «servizio coordinamento centrale decentramento» che è un maestro elementare diplomato Isef, pagato 95mila euro l’anno, un ragioniere è responsabile del settore Demanio (189mila euro), un diplomato con contratto da 149mila euro l’anno che è alla direzione centrale polizia locale e sicurezza, o un perito elettronico diventato responsabile della direzione centrale Sport e tempo libero. Gettone, 203mila euro l’anno. All’ufficio stampa di Palazzo Marino, poi, «si sono date qualifiche che nel pubblico impiego non esistono», «inventando e attribuendo i profili professionali in modo unilaterale», mentre per quanto riguarda gli incarichi di Alberto Bonetti Baroggi (capo di gabinetto del Sindaco) e Gianpiero Borghini (direttore generale) si è aggirato «il divieto del cumulo degli stipendi». E nemmeno «basta chiedere un parere al dipartimento della funzione pubblica» per ritenere assolte «le responsabilità dell’amministrazione». «Troppo comodo», sottolinea Chiarenza. Che, ancora una volta, rilancia. «Appare di dubbio gusto - è la conclusione del pm - nominare gran parte della dirigenza per averla a disposizione del proprio volere politico».