Pochi medici, ambulatori a rischio

Negli ambulatori manca personale. E a volte basta che un medico si ammali per far saltare i turni o rischiare la chiusura dello studio. Pur di coprire tutte le visite e le richieste dei pazienti, in parecchi sono costretti a saltare sempre più spesso le ferie. O almeno ad accorciarle all'osso. Accade per gli specialisti di oculistica, cardiologia, dermatologia, fisiatria, ginecologia. E, neanche a dirlo, pediatria. Tanto che il progetto degli ambulatori aperti anche durante il fine settimana per dare un punto di riferimento alle mamme sembra duro da portare avanti. Eppure le sale d'aspetto sono sempre piene, la fila di fronte allo studio è costante.
Manca il turn over tra i medici, mancano le nuove leve che subentrano a fianco dei veterani vicini alla pensione. E non esiste nemmeno più la corsa alla sostituzione da parte dei giovani, giusto per fare pratica e raccimolare un mini stipendio durante gli anni della specializzazione.
Già, rispetto a qualche anno fa le cose sono cambiate e non è immediato l'accesso dei giovani medici negli ambulatori: né nei 22 poliambulatori presenti in città e gestiti dagli Istituti clinici di perfezionamento, né in quelli delle aziende ospedaliere lombarde, da Garbagnate a Pavia. Da quando gli anni della specializzazione in reparto sono retribuiti, i vincoli sulle prestazioni extra sono molto più rigidi. E così per oculisti e cardiologi cercare un sostituto in certi periodi dell'anno è quasi impossibile. Per di più il numero di posti per accedere alla specialità è stato ridotto e la metà dei neo medici che ottengono il titolo va a lavorare all'estero. Il risultato è che manca personale. Un esempio? A Melegnano è stato affisso, nella bacheca dell'ospedale, un avviso pubblico per assegnare un tot di ore a un fisiatra in ambulatorio.
Ebbene, il «bando» è andato deserto, non è arrivata nemmeno una richiesta che fosse una.
«Servirebbe un incremento di almeno il 30% degli specialisti» fa presente Danilo Mazzacane, medico oculista e rappresentante sindacale della Cisl. Da qui la proposta al neo presidente della regione Lombardia Roberto Maroni: «Se davvero verrà realizzata una macroregione che comprenda tutto il Nord - spronano i sindacati - si risolva almeno qui il problema dell'arruolamento degli specialisti». Senza aspettare, quindi, una legge nazionale che metta a posto le cose.
Un intervento della Regione potrebbe almeno portare a una deroga e superare l'incompatibilità prevista dalla legge Balduzzi secondo cui chi lavora nel pubblico non può lavorare nel privato convenzionato. Sarebbe un modo, insomma, per mettere in circolazione più specialisti.
Per dare la possibilità ai giovani di fare esperienze in più realtà, senza che una escluda l'altra. E per i medici già avviati sarebbe un modo per organizzare meglio i turni, le ferie e i giorni di riposo. Senza che a farne le spese siano i pazienti.
In media ogni anno in Lombardia vengono assegnati circa 800 posti in scuole di specializzazione, 60% meno del fabbisogno stimato.
E il rapporto tra medici specializzandi ed abitanti è di uno ogni 13mila.