Pochi specialisti negli ospedali E la Regione è pronta a pagare

Nelle strutture lombarde mancano 4.200 giovani medici Così il Pirellone stanzia un milione per 40 borse di studio

In Lombardia mancano medici. Per l'esattezza nei prossimi dieci anni ci saranno 4.200 camici bianchi in meno. E non è una novità. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta guardare i dati del 2010, quando furono assegnati 750 posti nelle scuole di specializzazione, 60% meno del fabbisogno stimato. Nella nostra regione il rapporto tra medici specializzandi ed abitanti è 1 su 13mila, quasi doppio rispetto al Lazio 1 su 7mila. I numeri dell'emorragia di personale nei reparti riflette l'andamento dei dati nazionali, dove per 58mila medici che andranno in pensione, ne verranno arruolati 42mila, con un saldo negativo di 16mila unità.

In Lombardia le specialità che soffrono maggiormente sono pediatria, pneumologia, cardiologia. A seguire anestesia, radiologia, chirurgia, ortopedia e nefrologia che, a lungo andare, si troveranno a corto di personale. Circa 1.500 pediatri andranno in pensione e solo 700 verranno assunti. Turn-over sproporzionato anche a medicina interna: per mille pensionamenti, si attendono meno di 600 ingressi.

É alla luce di questo quadro che la Lega Nord ha proposto di inserire nella riforma della sanità un sostegno ai giovani medici nelle specialità meno quotate. Si tratta di un milione di euro per 40 borse di studio che andranno ad aggiungersi alle 37 già finanziate dalla Regione. L'unico vincolo sarà l'obbligo degli specializzandi di svolgere la professione per almeno cinque anni in un ospedale lombardo e non altrove. Un modo per contenere «la fuga di cervelli» e dare più risorse alle aziende ospedaliere regionali.

I tempi per varare le nuove borse di studio sono piuttosto brevi: se la riforma verrà davvero approvata entro l'estate, si parla di un bando già a luglio. «Il sistema sanitario lombardo - commenta Fabio Rizzi (Lega), primo firmatario dell'iniziativa di legge - sta vivendo una situazione paradossale in cui i nostri giovani sono penalizzati nell'ingresso alle scuole di specializzazione da una graduatoria elaborata su scala nazionale». Con i nuovi fondi, già «benedetti» dall'assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, si cerca di tamponare il problema. «Ancora una volta - conclude Massimiliano Romeo, capogruppo regionale della Lega - Regione Lombardia interviene a colmare le lacune dello Stato».

Intrappolati nel caos delle scuole di specializzazione non sono solo i medici ma anche gli psicologi. Dopo dieci anni di studio (il tempo necessario per diventare psicoterapeuti), magari scoprono di aver preso la strada sbagliata. «Manca un'attività di orientamento alla specializzazione» denuncia l'associazione dei Giovani psicologi. Solo in Lombardia infatti le scuole di specializzazione post laurea sono 52, dei più vari indirizzi teorici, dal cognitivo-comportamentale al sistemico razionale. «Ma non esiste nessuna istituzione che faccia da tramite per una selezione consapevole». Per questo, dal 24 al 28 marzo le due associazioni Spazio Iris e Giovani psicologi organizzeranno una serie di incontri per chiarire le idee agli aspiranti colleghi e ridurre la «dispersione» professionale del popolo dei 16mila psicoterapeuti lombardi.