Poesia è una balena in riva al Lario

È stato un rapporto tumultuoso, quello instaurato negli ultimi tre anni fra il Centro di Ricerca per il Teatro e la Triennale. Da quando il Teatro dell'Arte, incastonato nell'edificio di viale Alemagna, era rientrato nella disponibilità dell'ente espositivo, la convivenza con il CRT, che poteva comunque contare su 70 alzate di sipario, si era fatta a dir poco conflittuale. Con grande sorpresa dell'ambiente teatrale milanese, in una conferenza stampa avvenuta ieri è stata siglata la pace. Anzi, una doppia pace. Più di un ventennio fa, infatti, il CRT aveva vissuto una lacerazione dalla quale era nato CRT-Artificio che ora, insieme con gli altri due partner istituzionali, dà vita alla nuova Fondazione Centro Ricerche Teatrali. Si chiude così, forse, la tormentata vicenda di finanziamenti ridotti o sfumati, ingenti debiti, sedi promesse e mai realizzate che aveva condotto il CRT a concludere anticipatamente la stagione del 2012, e a sospendere l'attività per il 2012-2013.
Di certo c'è che la fondazione, in attesa di scoprire del tutto le sue carte a settembre, ha pensato a un «avvio simbolico» di questo nuovo corso attraverso un programma di sei serate che si terranno presso il Teatro dell'Arte tra il 4 e il 10 luglio. Non saranno esattamente spettacoli, gli eventi che si terranno nel bellissimo palcoscenico progettato da Muzio, ma «installazioni da visitare», ibridazioni tra il linguaggio delle arti visive e quello delle arti sceniche, che permetteranno di riscoprire la peculiarità di uno spazio ideato appositamente per le contaminazioni. Non a caso l'elenco delle figure (perlopiù di livello internazionale) coinvolte in questa «operazione Porte aperte» comprende il musicista giapponese Ryoji Ikeda, autore di brani sonori e visivi creati col computer, il celebre videoartista milanese Paolo Rosa, fondatore di Studio Azzurro, il musicista e compositore indonesiano Supanggah, che con la sua Orchestra Gamelan mescola strumenti tradizionali con sonorità contemporanee. Il programma si chiuderà con l'intervento del gruppo Opera diretto da Vincenzo Schino, una delle realtà più interessanti della nuova scena teatrale italiana che, già da alcuni anni, sta compiendo un percorso fecondo sul crinale tra diversi ambiti espressivi, combinando suggestioni pittoriche, spunti performativi e intuizioni di ordine metafisico. Peraltro Opera, pochi anni fa, ha rivelato a pieno le sue potenzialità proprio sul palcoscenico del Teatro dell'Arte. Un ritorno, quello del gruppo diretto da Schino, che ha il valore di un buon auspicio anche per il luogo che lo ospiterà.