Dal Politecnico a Parigi per far rinascere le periferie

Un giovane architetto milanese conquista la Francia «La mia torre di Babele riqualificherà la Gare de Masséna»

Francesca AmèUn progetto per Milano? Imparare a fare le cose, almeno in urbanistica, alla... parigina. «Sarebbe bello se per trasformare l'area di Expo si usasse un modello come quello fatto a Parigi per ridisegnare la città: un reinventer Milan dove il soggetto pubblico che indice la gara vigila sulla qualità e la trasparenza dei progetti, firmati non sempre dai soliti architetti, ma nati ascoltando le reali esigenze dei milanesi», ci dice l'architetto Dan Dorell, milanese a dispetto del nome. Dorell, poco più di 40 anni, è l'ennesima dimostrazione di quanto i nostri atenei (nello specifico, il Politecnico di Milano) siano una fucina di talenti, costretti dal mercato a farsi valere più all'estero che a casa propria. Ad esempio a Parigi, dove hanno deciso di affidare fondamentali riqualificazioni urbanistiche non alle solite arti-star, ma a persone come Dorell, padre israeliano e mamma italiana. Siamo nella sede di via Solferino di DGT Arichitects, lo studio che Dorell ha fondato insieme ad altri due soci e che oggi conta diversi collaboratori e progetti importanti in giro per il mondo. Si lavora molto, perché in autunno ci sarà il taglio del nastro del loro lavoro più impegnativo: l'«Estonian National Museum» di Tartu, un edificio enorme di 34mila mq, costruito su una ex base aerea. Sono serviti dieci anni di lavoro: Dan Dorell e il suo team ottennero dal governo estone l'importante appalto quando nemmeno tutti i firmatari del progetto avevano trent'anni. Una cosa impensabile qui da noi. «Una sfida enorme che ci riempie ancora d'orgoglio», dice. Come la vittoria, fresca di questi giorni, a «Reinventer.Paris», monumentale concorso indetto dal comune di Parigi per ridisegnare diverse aree dismesse della città. L'architetto milanese si è aggiudicato la riqualificazione della Gare de Massèna, sulla rive Gauche: la ex stazione sarà entro il 2020 trasformata in una sorta di «torre di Babele ecologica», un luogo di ritrovo per produrre agricoltura biologica. Un progetto accolto con titoli a tutta pagina sui giornali francesi, Le Monde in primis. Un'idea che lo studio aveva concepito pensando a Expo e a noi che guardiamo il rendering appare simile al celebre Bosco Verticale, seppur concepito da Dorell molto prima: «Abbiamo partecipato anche al concorso per il Padiglione Italia di Expo con l'idea di un Vivaio molto simile a quello che faremo a Parigi, ma non abbiamo vinto», spiega. Lo studio ha sfiorato la vittoria anche per la riqualificazione del Vigorelli, di cui avrebbe voluto mantenere la struttura originaria aprendola con vetrate alla città, per creare spazi sportivi e di ritrovo. Anche in questo caso, il progetto è arrivato secondo. «Nella mia città ci sarebbe tanto da fare spiega : vedo il potenziale di aree, come quella dello scalo di Porta Romana e dove sorge la Fondazione Prada, che meriterebbero interventi coordinati».