La politica si ispira alla poesia di Alda Merini

Il consiglio regionale dedica alla poetessa la stanza delle commissioni

Elena Gaiardoni

«Speriamo che la sua poesia serva alla politica per fare leggi migliori. Abbiamo bisogno del suo spirito inquieto». Merita un applauso Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio Regionale, per questo avvicinamento tra poesia e politica, pronunciato ieri quando il consiglio ha titolato una sala del Pirellone a Alda Merini, la poetessa milanese, amata da chi ama la penna fluida e calda, meno considerata dalla cattedra.

«Chi regala ore agli altri, vive in eterno» è la frase della poetessa scritta sulla targa posta nella sala commissioni del secondo piano. La decisione di onorare la penna dei Navigli è stata dell'ufficio di presidenza del consiglio regionale, su indicazione dei vice presidenti Fabrizio Cecchetti e Sara Valmaggi. «Oggi la politica ha bisogno di questo spirito di dedizione, dedizione che Alda Merini aveva verso gli emarginati» ha sottolineato Cecchetti, mentre per la Valmaggi è di esempio questa «figura milanese che con la sua sofferenza ha ricordato la necessità di accompagnare nella quotidianità l'impegno civile con quello culturale. Ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente e apprezzare l'immediatezza con cui sapeva raggiungere tutte le persone rendendo universale la sua poesia».

Ricalcare ancora il binomio politica-poesia può far bene soprattutto alle nuove generazioni, cresciute in un momento in cui l'impegno nella vita pubblica è sempre stato svilito dalla parola «tecnico», mentre per tutta la storia dell'uomo ha sempre avuto un connotato positivo il carattere umanistico e lo spirito d'Umanesimo della politica. Milano riapre un capitolo nuovo; la città dell'innovazione, tornando indietro, lancia un messaggio di novità per la politica: rivolgiamo l'orecchio alla poesia, la cui radice deriva dal verbo «fare». Sensuale e mistica, concisa e fluida, Alda Merini incarnò quello che è il più meritorio spirito lombardo, che non si arrende di fonte alle difficoltà, che non si ferma nella sua produttività. «Di Alda era impressionante l'ispirazione. Negli ultimi anni della sua vita appoggiava la penna sul foglio e la parola iniziava a scorrere come se la mano fosse mossa da una forza soprannaturale» dice Aldo Colonnello, amico intimo dell'artista e autore del libro «Alda Merini. La poetessa dei Navigli», Meravigli Edizioni.