Polo della moda o collegio: idee per la nuova Città studi

Il trasloco della Statale a Expo svuoterà il quartiere Da archistar, costruttori e urbanisti i progetti possibili

Maria Sorbi

A Milano c'è un quartiere tutto da inventare. Si tratta dell'attuale Città Studi che, nell'arco dei prossimi cinque anni, con il trasloco ad Expo dei dipartimenti delle facoltà scientifiche dell'università Statale, sarà libera.

E l'idea di progettare una nuova fetta della città, in un'area finora intonsa dai grossi investimenti e dalle rivoluzioni urbanistiche, stuzzica la fantasia degli architetti e gli appetiti degli imprenditori immobiliari. Anche perché non si tratta di una superficie di poco conto: ai 250mila metri quadrati delle palazzine dell'ateneo, bisogna aggiungere i 45mila metri quadrati dell'ospedale Besta e dell'Istitito dei tumori di via Venezian (che dovrebbero trasferirsi nella città della Salute progettata a Sesto sui terreni dell'ex Falck). Non solo, se il Comune dovesse approvare il piano di riqualificazione degli scali ferroviari, allora rientrerebbe a far parte del nuovo progetto anche Lambrate, con i suoi 70mila metri quadri di binari.

I grattacieli di Gae Aulenti hanno insegnato che si può costruire un impero là dove c'erano solo pozzanghere, degrado e un luna park. La sfida di Città studi sembra altrettanto stimolante. Stefano Boeri, l'archistar del Bosco Verticale, ammette di avere in testa già qualche idea per ridisegnare via Celoria e dintorni. Al posto delle sedi dei dipartimenti di agraria, veterinaria, farmacia e scienze biomediche, vede «un grande collegio per gli studenti». L'architetto urbanista, dovendo immaginare la trasformazione dell'area, non intende snaturare la zona, frequentata per lo più da studenti e ricercatori. Né pensa di stravolgere la conformazione delle palazzine di oggi, che in buona parte sono tutelate dalla Sovrintendenza ai beni culturali. Tuttavia, spiega, «abbiamo di fronte una bella occasione per immaginare un sistema di nuovi collegi universitari e per impostare quella politica degli studentati che a Milano non c'è mai stata. Eppure la città ospita un popolo di 300mila universitari fuori sede». Boeri sogna un campus di ultima generazione rispetto a quello di via Famagosta. Un po' sulla falsa riga degli spazi dell'ex Ansaldo e con aree di coworking dove condividere idee e lavoro.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, non la immagina come il quartiere dei grattacieli. «Piuttosto la vedo adatta per diventare la nuova Los Angeles di Milano, con palazzine che facciano da sede a servizi amministrativi. E poi potrebbe diventare la sede del Museo della Moda. Del resto siamo la capitale nel settore».

«Quello è un quartiere che deve mantenere una forte connotazione di servizi - sostiene anche l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran - Abbiamo bisogno di un piano che tenga viva e vitale l'attuale Città studi». Il suo predecessore, Alessandro Balducci, immagina un villaggio per studenti, con abitazioni ad affitti calmierati e con un'area che sia il prolungamento del Politecnico (a cui serve urgentemente spazio, a cominciare dall'aula magna. «Bisogna prima capire se davvero l'Istituto dei tumori traslocherà - spiega Balducci - Se fosse cassa Depositi e prestiti ad acquistare l'area, allora vedo lo spazio per realizzare un quartiere di servizi». è un po' più cauto a liberare la fantasia sul nuovo quartiere Luigi Borré, presidente di Euromilano, la società che ha dato vita al progetto di cascina Merlata a fianco di Expo. «Serve un'analisi approfondita, ci sono parecchi edifici vincolati e poi è importante capire i tempi».