Il polo tecnologico di Rho non convince gli atenei

I dubbi di rettori milanesi e lombardi sul progetto dell'Istituto di tecnologia

Elena GaiardoniRinnovamento: parola d'ordine partita ieri dalla sala Alessi di Palazzo Marino dove rettori e rappresentanti di atenei milanesi e lombardi hanno presentato l'iniziativa nazionale «La primavera dell'Università». Cosa significa rinnovamento? Ascoltando gli interventi non pare possa essere sinonimo dell'Istituto Italiano di Tecnologia annunciato da Matteo Renzi sull'area Expo con un impegno di 150 milioni di euro. Ci sono stati incontri da parte dei tre rettori di Politecnico, Statale e Milano-Bicocca con il fisico Roberto Cingolani, responsabile dell'Iit, «ma il progetto non ha la firma di nessuna delle tre Università pubbliche milanesi» ha tenuto a precisare Gianluca Vago, rettore della Statale, e Cristina Messa, rettore di Milano-Bicocca ha aggiunto che «l'iniziativa del Governo avrebbe una logica se accompagnata da un campus universitario».«A Milano e in Lombardia sostiene il rettore del Politecnico Giovanni Azzone si ha una percezione del nostro valore, elemento fondante della sana competitività del nostro sistema. Questa visione deve estendersi all'intero Paese, affinché la politica comprenda quanto sia necessario lo sviluppo dell'apparato universitario». Burocrazia leggera, più soldi per la ricerca, «perché una società che non investe in formazione non ha futuro. Dobbiamo potare decreti, leggi, circolari per uscire da Burocrassic park» ha commentato Alberto Coen Porisini, rettore dell'Università dell'Insubria. Per quanto concerne i finanziamenti, oltre ad essere tra i più poveri d'Europa (la Germania stanzia quattro volte più di a noi) «non hanno alcun criterio di prevedibilità - specifica Eliana La Ferrara, prorettore per la Ricerca dell'Università Bocconi - quindi non ci permettono di pianificare il lavoro». Gli atenei devono ritornare a fare didattica e a riprendersi la bellezza di cercare cervelli che «si spostano in Europa. Lo studente ha facilità di movimento e va a cercare l'habitat migliore» sostiene Maurizio Memo, prorettore delle attività di Ricerca dell'Università di Brescia. Per Paolo Buonanno, prorettore delegato della Ricerca scientifica dell'Università di Bergamo «in questo Paese i fondi per noi purtroppo non sono una priorità della politica». Bisogna creare un ateneo «aperto alla realtà imprenditoriale» specifica Federico Visconti, rettore della Liuc, mentre per Antonella Sciarrone Alibrandi, prorettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore «data la strutturale insufficienza di fondi pubblici, è indispensabile pensare a nuove forme di agevolazione». Milano attira gli studenti del sud, ma vuole avere qui l'Europa.