Polonia di ieri e oggi nelle sculture di Miroslaw Balka

L'artista che racconta un'Europa che cambia espone alla Bicocca installazioni suggestive

Francesca Amè

Ancora una volta vedere una mostra all'Hangar Bicocca significa fare un'esperienza immersiva, in cui vista e udito non bastano. Il tatto e l'olfatto sono altrettanto importanti per godersi appieno «Crossover/s», prima retrospettiva in Italia dedicata al polacco Miroslaw Balka. Quindici i lavori concepiti, sotto la cura di Vicente Todolì, per lo spazio delle navate, occupate fino al 30 luglio da sculture, installazioni e video realizzati dall'artista di Vasavia, classe 1958, dagli anni Novanta a oggi. La data di partenza non è casuale: segna il momento in cui Balka abbandona la scultura figurativa e si butta a capofitto nella ricerca di oggetti simbolici (dai tappeti ai saponi, passando per il legno, il sale, la cenere) per alludere alle vicende umane e alla difficile situazione della Polonia del secondo Novecento. Bisogna entrare concentrati nelle navate dell'Hangar e pronti a lasciarsi coinvolgere nel percorso espositivo che in realtà come già accaduto in questi spazi con la mostra di Carsten Höller giusto un anno fa diventa un percorso immersivo. In queste giornate di sole, è ancora più intenso il passaggio all'oscurità, una volta varcati i drappi scuri dell'ingresso: «È importante ricordare al visitatore che non è soltato occhi, ma anche corpo che cammina nello spazio», ha detto l'artista a proposito della mostra. Balka avverte subito chi arriva: qui si entra in un mondo nuovo, bisogna lasciarsi andare, come simboleggia «Holding the Horizon», video appositamente concepito per la mostra milanese e collocato sulla porta d'ingresso. Una linea di carta gialla su sfondo nero accoglie e saluta il visitatore, quasi ci trovassimo in un passaggio a livello verso un luogo che non c'è e che solo i ricordi possono far ritornare alla luce. «Cruzamento», formata da una rete metallica con ventilatori accesi davanti ai quali passa il visitatore, è una vera e propria soglia per accedere agli altri lavori. Il tema dell'attraversamento fisico - e dell'impegno, della fatica che l'arte richiede lo si trova anche in altri pezzi mentre è tutta verticale «Yellow Nerve», impercettibile filo giallo che scende dal soffitto, tocca il pavimento e ruota su se stesso. Va detto poi che molte opere di hanno per titolo le loro misure espresse in centimetri: per l'artista polacco è importante che ogni creazione sia valutata in maniera precisa per il posto che occupa nello spazio. Le dimensioni fisiche e il corpo di ciascuno di noi servono per «fare esperienza» di altre installazioni come «Soap Corridor», un corridoio impregnato di sapone profumato. Questa mostra è un viaggio immersivo ed esperienziale: fa riflettere sulle proprie reazioni fisiche, basate ciascuna su ricordi intimi e personali, ma è anche da stimolo per rivedere i nodi ancora da sciogliere della storia europea recente.